“L’imbarcazione aveva un capitano e un assistente. Ad un certo punto il motore e’ andato in avaria mandando fuori uso anche l’impianto elettrico dell’imbarcazione. Ho sentito gridare. Capitano in arabo: ‘accendete le torce’. Dopo avere sentito la frase ho sentito che l’imbarcazione prendeva fuoco. Immediatamente ho visto per la prima volta, seppure di sfuggita, il capitano in viso”. E’ il racconto concitato di un giovane eritreo, Aregai, 34 anni, al magistrato che sta raccogliendo le testimonianze del naufragio avvenuto giovedì’ a Lampedusa, costato la vita a circa 300 persone. Sono state proprio le testimonianze dei superstiti ad incastrare lo scafista, Bensalam Khaled, il tunisino arrestato oggi per il naufragio.
Aregai racconta ai magistrati di essere partito alle 3 della notte del 2 ottobre insieme a tre cugini dal porto di Misurata, in Libia “a bordo di un peschereccio sul quale erano stipati circa 500 migranti”. Ecco la sua testimonianza: “Io ho viaggiato nella zona intermedia dell’imbarcazione. Per l’organizzazione del viaggio ho contattato un uomo di nome Abraham di nazionalità sudanese al quale ho pagato la somma di 3.400 dollari. Grazie a questa organizzazione sono partito dal Sudan e sono arrivato a Tripoli dove ho atteso circa due settimane prima di partire. L’imbarcazione aveva un capitano, un assistente e altri soggetti che, ho notato, ogni tanto aiutavano nella conduzione dell’imbarcazione. Dopo circa 24 ore di navigazione abbiamo avvistato le coste di Lampedusa”. Da qui inizia il racconto tragico del naufragio: “In quel momento il peschereccio ha iniziato ad imbarcare acqua e un soggetto, forse il capitano dell’imbarcazione, ha incendiato una coperta al fine di segnalare ad altre imbarcazioni la nostra posizione. Ma questo espediente ha causato l’incendio del ponte della nave e tutti ci siamo spostati da un lato dell’imbarcazione, determinando il capovolgimento del peschereccio e la caduta in mare di tutti i viaggiatori. Dopo circa 3 ore siamo stati soccorsi e condotti in salvo”. (Adnkronos)
Nella foto di Elvira Terranova il centro d’accoglienza di Lampedusa
