
“Sono trascorsi ventiquattro anni dalla scomparsa di Rosario Angelo Livatino, magistrato che ha saputo onorare la toga e trasmettere con il suo esempio valori di autonomia e d’indipendenza della magistratura. E’ significativo ricordare il Suo pensiero e coglierne l’attualita”, ha detto il sottosegretario alla Giustizia Cosimo Maria Ferri ricorda il giudice ragazzino, ammazzato da Cosa nostra il 21 settembre del 1990 sulla superstrada che porta da Canicattì ad Agrigento. “Le qualità di Rosario Livatino, l’umiltà, la professionalità, il rispetto per le parti, la riservatezza, il desiderio di dare ai cittadini una giustizia certa costituiscono un patrimonio per chi crede nella giustizia”.
“Dopo 24 anni dalla barbara uccisione di Rosario Livatino, giovane magistrato siciliano, gli italiani devono continuare a coltivarne la memoria. Se infatti la mafia militare ha avuto inferti pesantissimi colpi, ció e’ dovuto a quanti, come il ‘giudice ragazzino’, cosi era chiamato affettuosamente Livatino, hanno dato la vita per il trionfo del bene, con la consapevolezza del gesto che stava per compiere”, ha commentato Alessandro Pagano, deputato del Nuovo Centrodestra. “A soli trentotto anni ha saputo lasciare un segno indelebile sia nella magistratura sia in tutti quei cittadini che credono nella Giustizia e nei Valori. Da quel giorno – conclude Pagano – i suoi insegnamenti, il suo riferimento costante a Dio, la sua umiltá e il suo stile di vita ne ha fatto, come disse Giovanni Paolo II in occasione della sua visita ad Agrigento nel 1993, “un martire della giustizia e indirettamente della fede. Tenere vivo il suo ricordo significa mettere una caparra verso una societa’ migliore”.
