Siculiana, negati i funerali al boss Vito Triassi: la salma imbalsamata sarà benedetta al cimitero

Il funerale in chiesa non è stato autorizzato dalla questura, ma è prevista per oggi al cimitero comunale la “benedizione funebre” del boss Vito Triassi, tra i colonnelli della storica famiglia italo-canadese dei Caruana-Cuntrera, stroncato da un infarto nelle scorse settimane alle Canarie, in Spagna. L’uomo si trovava nell’isola di Tenerife quando è stato colto da un malore e si è accasciato a terra mentre era vicino casa.

La salma, che è quanto pare è stata imbalsamata, è arrivata ieri da Roma all’aeroporto di Palermo ed è stata portata al cimitero Siculiana, dove oggi sarà benedetta, visto che i funerali religiosi in chiesa, come già avvenuto per altri boss o appartenenti a Cosa nostra, non sono stati autorizzati dalla questura di Agrigento. “Sarà una celebrazione semplice, un momento di benedizione – spiega al Giornale di Sicilia l’arciprete di Siculiana Giuseppe Carbone – per l’ultimo saluto, perché il funerale non è stato autorizzato dalla questura e non la prima volta che accade. Noi affidiamo tutto alla misericordia di Dio. Come dice Papa Francesco: noi non siamo nessuno per giudicare”.

Il clan Triassi controllava ad Ostia, secondo gli investigatori, il racket delle spiagge, dei chioschi e di alcuni stabilimenti insieme al traffico di droga. L‘infiltrazione mafiosa del clan siculianese sul litorale romano fu messa in atto a Ostia dopo la “colonizzazione” della Banda della Magliana. Vito Triassi e il fratello Vincenzo, che avrebbero gestito gli affari della cosca entrando in rotta di collisione con i clan Fasciani e Spada, vennero mandati ad Ostia al soggiorno obbligato, ma continuarono la loro attività criminale iniziata in Sicilia. Il traffico di droga e armi veniva gestito dalla storica famiglia mafiosa Caruana-Cuntrera. Secondo le inchieste della direzione distrettuale antimafia la famiglia Triassi si occupava del traffico di droga e di armi che arrivavano anche dai Balcani e avevano stretto rapporti con i sopravvissuti della Banda della Magliana.

Nel maggio del 2006 Triassi fu gambizzato a Ostia; il 20 settembre 2007 nuovo attentato: due persone gli spararono sul litorale romano e fu sottoposto a un intervento chirurgico. Nel 2011 a subire un agguato fu il fratello Vincenzo; da allora cominciarono anche i loro problemi giudiziari. L’ultima inchiesta che ha visto coinvolti i fratelli Triassi è quella denominata “Maverick” che nei mesi scorsi ha decapitato il clan con 42 arresti tra il Lazio e la Sicilia.