Mafia nell’Agrigentino, la mappa aggiornata delle cosche: 7 mandamenti e 42 famiglie

“Per quanto concerne l’articolazione delle strutture criminali, nella provincia di Agrigento, Cosa nostra riveste sempre un ruolo di assoluta preminenza, nel “sistema mafioso” siciliano, confermandosi tra le strutture provinciali più solide e ancorate alle tradizionali regole mafiose”. E’ quanto emerge dalla relazione della Dia relativa al II semestre 2018 sulla presenza, in Italia e all’estero, di Cosa Nostra per quanto riguarda la provincia di Agrigento. “L’organizzazione criminale, rimasta nei profili essenziali unitaria e verticistica, si conferma suddivisa nella tradizionale ripartizione in mandamenti (7) e famiglie (42). Nel panorama mafioso agrigentino  è poi presente la Stidda, in origine nata per scissione da Cosa nostra e alla quale si contrapponeva. Attualmente, invece, coesistono ed esercita la sua influenza nelle aree di Palma di Montechiaro, Porto Empedocle, Naro, Favara, Canicattì, Campobello di Licata, Camastra e Bivona”.

“Entrando più nel dettaglio,  Cosa nostra agrigentina, con un’articolazione capillare e radicata – si legge nel report – continua ad avere una notevole potenzialità criminale, grazie ad un pregnante controllo del territorio e ad una significativa capacità d’infiltrazione e di condizionamento del tessuto economico, sociale e amministrativo. Ciò è favorito anche, come accennato, dal degrado economico-sociale che storicamente connota ampie aree della provincia. Una situazione che consente alle consorterie mafiose sia di reclutare manodopera in un ampio bacino di disoccupati che di poter riscuotere un certo consenso nelle fasce più emarginate e bisognose della popolazione. La vicinanza con la provincia trapanese e i legami tra componenti agrigentine e soggetti vicini al latitante Messina Denaro concorrono a rendere fluida la situazione di una parte degli assetti territoriali mafiosi e della loro governance di vertice. In generale, comunque, la mafia agrigentina si connota per una significativa capacità di interazione con le consorterie mafiose delle altre province dell’isola– confermando così la struttura unitaria  di Cosa nostra – e le realtà criminali di altre regioni”.

“Un importante settore economico di interesse per la criminalità organizzata – viene spiegato nel dossier – è quello delle energie alternative, che si aggiunge alle tradizionali attività del movimento terra, della produzione di calcestruzzo e del cemento, dell’agricoltura e della distribuzione alimentare. Focalizzare l’attenzione su tali aspetti  può meglio orientare le attività di prevenzione in quanto, in particolare con riferimento agli impianti fotovoltaici, la provincia di Agrigento risulta la seconda dell’Isola per numero di installazioni ed energia prodotta, preceduta solo dalla provincia di Catania. Da evidenziare, inoltre, che nella provincia si stanno realizzando opere infrastrutturali di una certa rilevanza, che sono oggetto di costante monitoraggio antimafia da parte delle Istituzioni”.