Coronavirus: nelle carceri nessun caso ma resta allarme

Per ora nelle carceri non vengono segnalati casi di contagio da Coronavirus, ma l’allarme resta alto. “La salute e’ un diritto che deve essere garantito a tutti e quindi in questo momento di emergenza, e’ necessario attenzionare tutti, compreso il mondo delle carceri: detenuti, polizia penitenziaria, operatori sociali, personale sanitario e amministrativo che opera all’interno delle strutture” dice il vice ministro Pierpaolo Sileri, che avverte “in un momento delicato non va trascurata la salute di nessun cittadino”. Il decreto varato ieri dal governo prevede che le articolazioni territoriali del Servizio sanitario nazionale, cioe’ le Asl, diano supporto al ministero della Giustizia anche “mediante adeguati presidi idonei a garantire i nuovi ingressi negli istituti penitenziari e negli istituti penali per i minorenni”. Un tema che era gia’ stato affrontato dal Dipartimento per l’amministrazione penitenziaria, che sull’emergenza e’ intervenuto con piu’ note. La prima ha riguardato l’accesso agli istituti degli operatori e di terze persone residenti nei Comuni italiani delle zone rosse e la sospensione delle traduzioni dei detenuti da e verso gli istituti penitenziari rientranti nella competenza dei provveditorati di Torino, Milano, Padova, Bologna e Firenze. Gli interventi successivi contengono misure che incidono maggiormente sulla vita nelle carceri anche perche’ sono state estese a tutte le regioni in cui si sono verificati casi di contagi.

NUOVI INGRESSI DI DETENUTI NELLE CARCERI Agli istituti viene chiesto di creare uno spazio pre-triage da destinare al controllo prima dell’accesso al penitenziario. Si parte dalla misurazione della febbre e nei casi dubbi si fa anche il tampone. Il Dap ha invitato gli istituti a rivolgersi alla Protezione civile per avere tensostrutture da destinare a questo scopo, cosi’ come mascherine e guanti. L’installazione e’ gia’ cominciata in Lombardia, dove in tutto sono state assegnate 20 tensostrutture, anche altre regioni (come l’Emilia Romagna) si sono attivate per averne a disposizione. ACCESSI DI OPERATORI E VOLONTARI Viene richiesta l’autocertificazione di non provenire dalla zona rossa o di non aver avuto contatti con persone che hanno contratto il Coronavirus. Ma alcuni istituti sono andati oltre l’indicazione: a Roma in due delle cinque carceri per adulti i volontari non entrano piu’.

SOSPENSIONE DELLE ATTIVITA’ TRATTAMENTALI E LAVORATIVE Scatta per tutte quelle che richiedono la presenza di persone esterne al carcere. E vale nei penitenziari di Piemonte, Liguria, Lombardia, Veneto, Friuli Venezia Giulia, Trentino Alto Adige, Emilia Romagna, Marche, Toscana e Sicilia. COLLOQUI SOLO VIA SKYPE al posto di quelle diretti con i familiari. Una misura raccomandata dal Dap, che ha anche chiesto pero’ di aumentare il numero delle telefonate consentite (attualmente pari a quattro a settimana, piu’ due premiali). Il problema e’ che non tutte le carceri hanno Skype e che la durata di queste conversazioni non puo’ mai essere di un’ora come avviene per i colloqui diretti.

SOSPENSIONE DEI PERMESSI PREMIO E DELLA SEMILIBERTA’ Il Dap ha chiesto ai tribunali di sorveglianza di valutare caso per caso se sia necessaria questa misura. Ma ci sono uffici giudiziari che hanno scelto una linea draconiana, come Milano, che ha sospeso tutte le semiliberta’. (ANSA)