Coronavirus, Conte firma stop attività non essenziali

Un decreto per imporre un’ulteriore stretta alle attività produttive e un’ordinanza per vietare gli spostamenti tra Comuni. Così il governo cerca di contenere la diffusione del Coronavirus: da un lato chiude le fabbriche non essenziali, dall’altro blocca sul nascere un nuovo esodo, fatto, questa volta, non di studenti fuorisede ma di operai emigrati al Nord. Nell’allegato al decreto, si elencano ottanta attività che continuano a restare aperte. Oltre a tutta la filiera legata al settore farmaceutico e agroalimentare, non si fermano il commercio dei prodotti del tabacco, i trasporti, i servizi postali e i corrieri, gli alberghi, i servizi di comunicazione e informazione, gli studi di avvocati, architetti e ingegneri, i vigilanti, i call center, le attività di riparazione di computer ed elettrodomestici, ma neanche il personale domestico.Sì alle attività degli impianti a ciclo produttivo continuo, ma il prefetto della provincia di appartenenza della fabbrica potrà sospenderle.

Il testo arriva nel tardo pomeriggio della domenica, il giorno dopo l’annuncio via social del Premier, che aveva anticipato lo stop. Lo schema e l’allegato erano già pronti. Ma, secondo quanto filtra da Palazzo Chigi, a bloccare la pubblicazione sarebbe stata una pioggia di richieste delle aziende, anche quelle di una certa rilevanza per il Paese, che chiedevano di proseguire nelle proprie attività, invocando ognuna l’essenzialità della propria produzione, la rilevanza strategica per l’economia nazionale, lo scopo connesso e accessorio rispetto alle attività consentite. Ci è voluto un giorno di verifiche al Ministero dello Sviluppo economico per vagliare le richieste. Tra i primi a scrivere a Conte è stato lo stesso presidente di Confindustria, Vincenzo Boccia, che in una lunga lettera aveva chiesto di rispettare e considerare le priorità delle imprese. Paura al Sud, ora che moltissimi lavoratori dovranno restare a casa per l’isolamento. A chiedere a gran voce di bloccare il nuovo esodo sono stati soprattutto gli appelli continui di Vincenzo De Luca, Iole Santelli e Vito Bardi, governatori di Campania, Calabria e Basilicata. Un’ordinanza congiunta dei ministri della Salute e dell’Interno impone ora il divieto di spostarsi con mezzi di trasporto pubblici o privati in un comune diverso da quello in cui ci si trova. Uniche deroghe sono le “comprovate esigenze lavorative, di assoluta urgenza” o e i motivi di salute. (LaPresse)