Mafia, no all’isolamento per Falsone: respinta richiesta dell’accusa

Niente isolamento diurno per il boss Giuseppe Falsone, catturato dalla polizia a Marsiglia, il 25 giugno del 2010, dopo oltre un decennio di latitanza, concluso con la fuga all’estero dove si era rifatto una vita – oltre che il viso, grazie a un intervento di chirurgia plastica – con il supporto logistico di alcuni fiancheggiatori. Lo ha stabilito – come riporta il Giornale di Sicilia – la Corte di appello di Palermo alla quale si era rivolta la Procura generale in seguito al passaggio in giudicato di alcune condanne definitive. Falsone, che è stato difeso dagli avvocati Giovanni Castronovo e Angela Porcello, quando fu arrestato era a capo di Cosa Nostra agrigentina e, secondo gli inquirenti, era il numero due in Sicilia, per spessore e prestigio criminale, conquistato sul campo contro il suo grande rivale, il racalmutese Maurizio Di Gati che fu pure costretto a ritirarsi e collaborare con la giustizia dopo l’omicidio del suo braccio destro Carmelo Milioti, assassinato – pare – dallo stesso Falsone, dal barbiere, per dargli un segnale. Falsone, nel maxi processo Akragas, fu condannato all’ergastolo per l’omicidio dello stiddaro Salvatore Ingaglio che, tredici anni prima, gli aveva ucciso il padre e il fratello.

Sfuggì alla cattura nel 1999 e fu condannato all’ergastolo nel 2004. Dopo la cattura e l’estradizione ha iniziato a scontare la pena del carcere a vita, al 41 bis, col periodo di isolamento di diciotto mesi. La procura generale, di recente, dopo avere aggiornato il quadro delle condanne, chiedeva l’aggravamento dell’isolamento diurno. Falsone, in particolare, ha rimediato 10 anni di reclusione per estorsione aggravata, 3 anni e 4 mesi di reclusione per intestazione fittizia di beni e altri dieci anni per estorsione aggravata. Dai giudici della Corte di appello è arrivato il no alla richiesta di aggravargli l’isolamento. “In tema di esecuzione concorrenti – scrivono -, i limiti di durata massima dell’isolamento diurno possono essere superati soltanto nei casi di sopravvivenza di una condanna che comporti un ulteriore periodo di isolamento diurno per reati commessi dopo l’inizio dell’esecuzione e non anteriormente”. Falsone, quindi, resta detenuto nel carcere, oltre che in regime di 41 bis, sempre prorogato nell’ultimo decennio, nel regime di “vita comune”. Negli ultimi anni, dopo essere scomparso dal panorama giudiziario, avendo esaurito i processi in corso, ha manifestato segnali di conversione religiosa ma non ha mai aperto spiragli in direzione di una collaborazione con la giustizia.