Fico ad Agrigento: ”Per combattere la mafia serve presa di coscienza collettiva”

L’uccisione di Rosario Livatino, “che segno’ profondamente la mia coscienza di studente liceale e di tanti miei coetanei e coetanee”, desto’ “uno sgomento e una commozione profonda e diffusa in tutto il Paese. Livatino era un magistrato giovane, coraggioso e determinato. Era noto per il suo carattere discreto e riservato, che si combinava con una straordinaria passione civile, con una grande competenza e forte motivazione”. Lo ha detto il presidente della Camera dei deputati, Roberto Fico, intervenendo al tribunale di Agrigento, proprio nell’aula intitolata al giudice ucciso dalla mafia, al convegno organizzato in occasione del trentesimo anniversario dell’omicidio del 21 settembre 1990. “Nel corso del suo impegno in magistratura, Livatino si era occupato di complesse indagini sulla mafia e su quella che negli anni Novanta sarebbe diventata nota come la Tangentopoli siciliana. Il suo assassinio fu l’ennesimo tassello, “in una lunga e tragica sequela di omicidi, che la mano mafiosa inseriva nel suo perverso disegno di annientamento dei servitori dello Stato fedeli alla Costituzione e alla logica della legalita’”. Ricordare oggi Rosario Livatino, secondo Fico, “significa dunque esprimere da parte delle istituzioni e di tutto il Paese un doveroso omaggio, sincero e sentito, nei confronti di un magistrato, di un cittadino, che ha pagato con la vita il suo impegno nel combattere la criminalita’ organizzata. Ma e’ anche l’occasione per ribadire la nostra volonta’ – come comunita’ nazionale – di mantenere viva, e praticare, quella cultura della legalita’ che uomini come Livatino, Giovanni Falcone e Paolo Borsellino hanno indicato quale riferimento ideale imprescindibile. Di fronte a questa responsabilita’ nessuno di noi puo’ volgere lo sguardo dall’altra parte: non le istituzioni, non la politica, e neanche i singoli cittadini”. (AGI)