Agrigento, l’appello di Sylvie Clavel per l’arte in città: ”Più coesione, armonia e cura per l’ambiente”

“Quando ho cominciato a vivere ad Agrigento ho notato questa divisione fra la Valle dei Templi e il centro della città. Per me, che vengo da un ipotetico Nord (dico ipotetico perché sono di Parigi, sempre a Sud di qualche altro posto) è stato sorprendente notare una mancanza di presa di coscienza. ‘Com’è possibile – mi dicevo – che non siano per primi gli agrigentini a volere questo anello stradale chiuso, a non spingere per una Pedonalizzazione, a non immaginarsi a passeggiare, con i mezzi elettrici, biciclette, monopattini, in un posto così prezioso?’. Lo scrive in un appello Sylvie Clavel, parigina, agrigentina di adozione, artista internazionale che si definisce Francosiciliana, nota per le sue opere tessili.

“Come tutti gli artisti, come molte donne, come molte persone – aggiunge – parto da me stessa, dalla mia esperienza, per raccontare il reale, per provare ad unire i punti. È il mio modo per capire il mondo che ho davanti. Sarà una visione limitata, ma mi aiuta a capire cosa mi mette a mio agio e cosa no. Vorrei trovare l’atteggiamento giusto per aderire a questa realtà. Agrigento – prosegue l’artista – ha una forte contraddizione: da una parte un grande patrimonio culturale, dall’altro una mancanza di intesa comune e di identificazione con il bello, con il territorio, con l’armonia di questa storia millenaria. La amministrazione attuale è consapevole della responsabilità che li investe? Bisogna cercare di aggregare, non allontanare la Valle. Non possiamo difenderla da noi stessi. Dobbiamo smettere di aggredirla con il traffico.

Nella proposta culturale ho notato una totale assenza di attività artistiche viste come strumento inclusivo. Parlo di arte che non si comanda ma accade, la cura dell’attitudine al dinamismo e all’umiltà del lavoro. Mi piacerebbe se ad Agrigento si aprissero più botteghe d’arte e si curassero, inserissero negli itinerari turistici, affettivi, emotivi, quelle già esistenti. Mi piacerebbe notare – sottolinea – una maggiore coesione fra chi opera nell’arte in questa città. Mi piacerebbe che l’arte fosse percepita come opportunità di crescita civica. L’arte è un modo per sognare insieme, per trasformare il mondo e creare un rapporto con l’ambiente. Vedere una mostra, salvaguardare gli artisti, non sono azioni superflue ma necessarie, per la crescita di una città”.