22 Maggio 2024
CronacaItalia

Beni confiscati, don Ciotti: contributo a ripresa post Covid

Sono trascorsi venticinque anni dall’approvazione della legge n.109 del 7 marzo 1996 che andava a completare la Rognoni La Torre del 1982 sul versante della restituzione alla collettivita’ dei beni tolti ai mafiosi. “Un’intuizione e un sogno che si realizzava a Palermo, in Sicilia e poi in tutta Italia, tenendo viva la memoria delle vittime innocenti della violenza criminale e mafiosa. Strumenti di prevenzione antimafia che i clan mafiosi hanno provato sempre ad ostacolare, perche’ hanno inferto un duro colpo al loro potere economico e di controllo del territorio, tentando azioni elusive, di condizionamenti fino ai danneggiamenti ed alcune volte alla distruzione dei beni stessi”. Lo dice il presidente di Libera, don Luigi Ciotti, che oggi fa un bilancio sul riutilizzo sociale dei beni confiscati, evidenziando innanzitutto le positivita’ di un percorso e di tante esperienze nate grazie alla presenza di beni, immobili, mobili e aziendali, sottratti alla disponibilita’ delle mafie, delle varie forme di criminalita’ economica e finanziaria (dal riciclaggio all’usura, dal caporalato alle ecomafie) e di corruzione. Beni che sono diventati opportunita’ di impegno responsabile per il bene comune.

Piu’ di 900 oggi sono le realta’ dell’associazionismo e della cooperazione che hanno avuto in assegnazione beni immobili e aziendali confiscati e sono impegnate nella loro gestione per finalita’ di inclusione, di promozione cooperativa e di economia sociale, di aggregazione giovanile e servizi alle persone, di rigenerazione urbana e sostenibilita’ ambientale. Piu’ di 1000 i Comuni a cui sono stati destinati i beni immobili confiscati in tutta Italia. “Ma il contributo che il sempre piu’ vasto patrimonio dei beni mobili, immobili e aziendali sequestrati e confiscati alle mafie, alla criminalita’ economica e ai corrotti puo’ apportare agli sforzi per assicurare una ripresa nel nostro Paese post pandemia – osserva don Ciotti – sarebbe sicuramente maggiore se tutti i beni fossero rapidamente restituiti alla collettivita’ e le politiche sociali diventassero una priorita’ politica a sostegno dei diritti all’abitare, alla salute pubblica, alla sostenibilita’ ambientale, al lavoro dignitoso ed ai percorsi educativi e culturali. Da questo punto di vista, va nella giusta direzione l’inserimento della valorizzazione pubblica e sociale dei beni confiscati nei principali documenti di programmazione economica e di coesione territoriale” (Strategia nazionale approvata nel 2018, Piano per il Sud 2030, Accordo di partenariato per l’utilizzo dei fondi della coesione nazionali ed europei, bozza del Piano nazionale di ripresa e resilienza Next Generation Eu). (ANSA)