Revenge porn a Cattolica Eraclea, pm chiede rinvio a giudizio per 31enne

Revenge porn: a poco più di un anno dall’entrata in vigore della legge che punisce le rappresaglie hard e la diffusione non autorizzata di materiale fotografico e video, il primo caso della provincia di Agrigento si appresta ad approdare in aula. Il pubblico ministero Sara Varazi – come riporta il Giornale di Sicilia oggi in edicola – ha chiesto il rinvio a giudizio nei confronti di un trentunenne – Andrea Castellino, di Cattolica Eraclea -, lo stesso che, peraltro, nelle scorse ore è stato arrestato dopo un violento litigio con gli impiegati del Comune al culmine del quale avrebbe scaraventato giù dalla finestra una lampada, un tavolo, un estintore e una sedia. L’udienza preliminare è stata fissata per l’8 febbraio e si celebrerà davanti al giudice Luisa Turco. Il difensore, l’avvocato Salvatore Pennica, potrà chiedere riti alternativi come l’abbreviato o il patteggiamento. In caso contrario sarà il gup a decidere se disporre il rinvio a giudizio.

La vicenda – racconta il GdS – muove i suoi primi passi a marzo, quando la legge era stata approvata da poche settimane: nella provincia di Agrigento, infatti, non ci sono episodi precedenti e quello che potrebbe approdare presto in aula sarebbe il primo processo per revenge porn. I carabinieri hanno eseguito, su mandato del pm, un decreto di perquisizione e sequestro nei confronti del trentunenne, che ha alle spalle alcune vicissitudini giudiziarie per reati spiccioli, accusato di «diffusione illecita di immagini e video sessualmente espliciti»: si tratta della nuova norma che, in sostanza, punisce chi diffonde a terzi immagini e video intimi, la cui circolazione rischia di diventare sempre più incontrollata a causa del proliferare dei social network e delle applicazioni di messaggistica di larghissimo consumo. Sarebbe il caso del trentunenne denunciato dieci giorni prima dall’ex fidanzata che sostiene di avere appreso che l’uomo ha diffuso immagini e altro materiale dal contenuto esplicito che fa riferimento alla loro precedente relazione.

La nuova fattispecie è punibile con una pena da uno a sei anni di reclusione. La pena è aumentata se i fatti sono commessi dal «coniuge, anche separato o divorziato, o da persona che è o è stata legata da relazione affettiva alla persona offesa ovvero se i fatti sono commessi attraverso strumenti informatici o telematici». Il riscontro alla querela sarebbe arrivato dal sequestro di computer, telefoni cellulari, hard disk e supporti informatici che sarebbero stati trovati durante la perquisizione dai carabinieri sulla base del contenuto delle denunce della donna. Vicenda che, adesso, sarà sottoposta al vaglio dell’udienza preliminare che potrebbe portare al rinvio a giudizio del trentenne che rischia una condanna fino a sei anni di reclusione.