Al Sud è l’ora del South Working

A Calvello negli ultimi 100 anni i residenti si sono dimezzati, in molti hanno preso le tortuose strade delle montagne lucane per non tornare più. Poi è arrivato il Covid-19: “Da quel momento abbiamo studiato diverse iniziative per far tornare i nostri giovani, i nostri studenti e anche coloro che non sono mai stati a Calvello”, dice Maria Anna Falvella, giovane sindaca che vive con la sua famiglia e i suoi cinque figli nel piccolo paese arroccato sulla montagna potentina parlando con L’Espresso.

“Per prima cosa abbiamo installato la banda ultralarga in tutto il paese, rendendola disponibile anche a chi non ha installato internet a casa e doveva collegarsi con il cellulare, aiutando le famiglie numerose alle prese con la didattica a distanza”. “Per chi affitta una casa per almeno tre mesi riconosciamo il 30 per cento di credito da spendere nei negozi e nelle botteghe artigiane del paese», prosegue la sindaca. Una iniziativa che si allargherà ancora per chi compra le case disabitate del centro storico: per loro, grazie al bando Itaca, una parte di quello che verrà speso ritornerà in buoni acquisto da spendere nel paese, magari per comprare il celebre caciocavallo o i peperoni. E così – scrive L’Espresso nell’edizione in edicola – , sull’ onda della pandemia, si diffonde a macchia d’olio lo smart working, che declinato al sud diventa “South Working”.

Secondo l’ ultimo rapporto pubblicato da Svimez, 45 mila dipendenti che lavoravano al Nord sono tornati nei paesi del Sud per continuare a lavorare dai piccoli borghi. Tra i benefici c’è il costo della vita: dal caffè alla spesa, fino alla palestra e agli spostamenti, chi lavora dal Sud riesce anche a vivere con poco, spesso lavorando in spazi comuni o in case che vengono affittate, tra Calabria e Sicilia, anche a 300 euro, a differenza della media di Roma e Milano che supera i 700 euro. La voglia di Sud – spiega il bell’articolo de L’Espresso – che ha portato nei giovani a scegliere di tornare “giù” per lavorare ha innescato una miccia che in alcuni comuni si è tradotta con l’ introduzione di benefici per evitare lo spopolamento, considerando che ai primi posti per emigrazione all’estero o al Nord ci sono le province della Sicilia e della Calabria. (9Colonne)