Tra ricorsi, sentenze e proteste, il ritorno in classe in Sicilia si trasforma in una giornata di caos, frutto del braccio di ferro tra la task force regionale, che ieri ha stabilito le riaperture, e i sindaci che poche ore dopo l’hanno sconfessata richiudendo tutto, almeno fino a lunedi’. E, come se non bastasse, continuano a fioccare i ricorsi contro le ordinanze dei primi cittadini che portano il Tar ad esprimersi nel merito e – come accaduto a Messina – a riaprire le aule. Ed intanto, sempre sul tema scuola, e’ attesa la prossima riunione della Conferenza delle Regioni, durante la quale si discutera’ presumibilmente del documento – sollecitato dalla Campania (sconfessata dal Tar dopo l’ordinanza che disponeva lo slittamento per l’apertura delle scuole) – per chiedere al governo maggiore coinvolgimento, attraverso le ordinanze, nella disciplina della didattica a distanza.
Una richiesta che pero’ divide gli stessi governatori, con una frangia di oltranzisti – guidati da Vincenzo De Luca – e un’altra di attendisti, tra cui il presidente della Puglia, Michele Emiliano. Sul tavolo, poi, potrebbe arrivare anche la proposta dell’assessore regionale ai trasporti della Liguria, Gianni Berrino, di aumentare in zona arancione la capienza dei mezzi pubblici all’80%, come avviene gia’ in zona gialla. A dominare, dunque, e’ l’incertezza, diretta conseguenza dell’impennata di contagi Omicron in tutta Italia. E cosi’ stamattina la Sicilia, gia’ alle prese con la crisi che ha travolto il presidente Musumeci, si e’ svegliata ancora piu’ divisa, con tante scuole ancora chiuse e poche aperte. Sono restati a casa gli studenti di Catania, ma anche quelli di Palermo e di Agrigento, seppur in attesa dell’ennesima decisione del Tar sul ricorso di alcuni genitori. Scuole chiuse anche a Trapani, anche se alcuni comuni hanno deciso per la riapertura.
“In Sicilia regna il caos sulla riapertura delle scuole, mentre nel resto d’Italia tutte sono aperte – denuncia la deputata siciliana del Movimento 5 Stelle, Rosalba Cimino -. Rimandare non porta a nulla, occorre aprire e garantire la sicurezza con i mezzi necessari”. E domani a scendere in piazza saranno gli stessi studenti, che hanno indetto uno sciopero contro il “rientro insicuro” e i “problemi strutturali” che attanagliano la scuola ormai da decenni. “Dopo quasi due anni di pandemia – le parole di Luca Redolfi, coordinatore dell’Unione degli Studenti – e’ inaccettabile che la scuola continui a farsi trovare impreparata, il Governo ha delle responsabilita’ politiche gravi in questo disastroso rientro e noi studenti non siamo stati ascoltati”. Secondo un sondaggio di Skuola.net, con queste condizioni, 7 studenti su 10 sono a favore della didattica a distanza. Le maggiori criticita’ elencate dai ragazzi e dalle ragazze sono le classi divise tra scuola e casa, il freddo in aula per mantenere l’aria salubre, la mancanza di mascherine Ffp2 e il timore di contagi per l’imperversare della variante Omicron. (ANSA)
