Appalti pubblici, Ance Agrigento: ”L’attuale sistema danneggia la democrazia e le imprese”

“In un Paese con più pesi e più misure, è ormai scontato che ci siano aziende che possono ‘correre’ e altre che siano a rischio chiusura. E non per propria responsabilità”. Interviene così il presidente di Ance Agrigento, Carmelo Salamone, dopo la pubblicazione nei giorni scorsi dei dati riguardanti le percentuali di ribasso nelle procedure pubbliche. “Dati sicuramente incoraggianti – dice – ma che purtroppo non ritraggono la situazione nella propria complessità. La media, infatti, è stata realizzata senza distinguere tra le varie tipologie di gara, e quindi quei numeri, così positivi, perdono di valore quando andiamo a guardarli nel dettaglio”.

In particolare Salamone evidenzia che, ad esempio, nelle procedure negoziate e con inviti, inserite con il recente Dl Semplificazioni, i ribassi probabilmente in media si assestano intorno al 20%, proprio perché la partecipazione è “limitata” ad un numero di aziende ristretto che vengono scelte dalle singole amministrazioni appaltanti, contravvenendo, a parere dell’Aassociazione di categoria, alle più semplici regole di mercato. Nelle gare aperte, che si svolgono con la procedura del massimo ribasso, le percentuali superano invece il 30% con un sistema che spinge le aziende a inseguire il prezzo più basso, riducendo i margini di profitto e spesso rendendo anche più complesso realizzare effettivamente l’opera appaltata. “Come Ance abbiamo sempre manifestato la nostra contrarietà a questa disparità – continua – e ci chiediamo perché si continui a seguire questa strada. Perché la Politica non sostiene un percorso di effettiva democratizzazione? Perché continuare a fare orecchie da mercante? A chi conviene questo sistema?

La possibilità per le amministrazioni di scegliere di fatto le aziende che potranno partecipare alle procedure, limita il diritto alla concorrenza, con conseguenze su tutti i soggetti coinvolti in questa vicenda: i pochi fortunati che possono partecipare alle procedure ristrette possono infatti aggiudicarsi i lavori ad una somma certamente più vantaggiosa rispetto alle altre imprese. Oggi non si può più attendere, perché molte aziende – anche a causa dell’enorme aumento dei costi per le materie prime e per l’energia – non potranno più continuare a lavorare”. Salamone, quindi, chiede che si torni ad una procedura unica, quella cioè del massimo ribasso con il metodo che era stato previsto nella legge regionale 16 sugli appalti. Un testo che venne poi impugnato dalla Corte Costituzionale per questioni di competenza, sebbene i giudici non ne contestarono i contenuti, che erano semmai chiaramente improntati a scongiurare i rischi di turbativa delle gare.

Il presidente di Ance, inoltre, evidenzia come nonostante il Governo nazionale abbia approvato il Decreto ristori per l’aumento dei costi delle materie nel campo dell’edilizia per il primo semestre 2021, ad oggi non sia stato ancora liquidato un solo euro e non vi sia nemmeno alcuna certezza sulle somme per il secondo semestre 2021. “Chi fa impresa rischia ogni giorno in proprio – conclude Salamone – e non può attendere i tempi della politica. A noi viene chiesto di essere celeri, di rispettare contratti e scadenze, ma chi è chiamato a decidere per tutti non ha, stranamente, gli stessi oneri. Le imprese, per anni, hanno sopportato il costo occulto di una politica che non sa tenere il passo del Paese: oggi quel tempo è finito”.