Ucraina, Draghi: in Italia già 24mila profughi

Quanti sono al momento in Italia, si sa: quasi 24mila. Adesso, mentre i numeri salgono, bisogna sapere chi sono, dove sono e come stanno i profughi ucraini, cosi’ da fornire loro la migliore assistenza e accoglienza. Le parole d’ordine sono due: coordinamento e organizzazione. Ne e’ certo il capo della Protezione civile Fabrizio Curcio: “E’ fondamentale – dice – coordinare gli sforzi, perche’ l’ottimizzazione delle risorse ci consente di essere effettivi al meglio”. Ecco quali sono i nodi principali della macchina dell’accoglienza – dal Covid, all’alloggio, alla scuola – e come l’Italia sta lavorando per affrontarli.

I NUMERI – Secondo l’Onu in totale i profughi sono oggi tra i 2,1 e i 2,2 milioni, di cui 1,3 nella sola Polonia. In Italia sono 23.872, ha detto il premier Draghi, di cui il 90% donne (12 mila circa) e bambini (9.700). Il sottosegretario all’Interno Carlo Sibilia riferisce di “un flusso medio di 3.000 ogni 24 ore”. Per Curcio bisogna attrezzarsi per accoglierne “sicuramente decine di migliaia, o qualche centinaio di migliaia” preparandosi “in maniera modulare, cioe’ sapere che quando arrivano li dobbiamo accogliere. E’ chiaro che se arrivano tutti insieme, con intensita’ e numeri elevati, potrebbero esserci dei punti di criticita’, ma noi stiamo lavorando per smussarli”.

GLI ALLOGGI – La comunita’ ucraina in Italia conta 236mila persone, con un altissimo livello di integrazione, e moltissimi stanno trovando accoglienza a casa di parenti e amici, in particolare a Roma, Milano, Napoli e Bologna. I trasferimenti, ricorda Curcio, “stanno avvenendo in maniera spontanea. Tuttavia ci sara’ poi la necessita’ di una strutturazione. Se le cose dovessero proseguire dovra’ esserci una sorta di redistribuzione degli ambiti nazionali” a valle di una intesa Ue. Solo una piccola parte dei profughi e’ stata gia’ presa in carico dalle reti di alloggio Cas e Sai, incrementate rispettivamente di 5.000 e 3.000 posti. Il sistema “in questo momento sta reggendo” afferma Sibilia. In una fase successiva si coinvolgera’ la rete dei Covid Hotel e anche delle strutture ricettive. La ministra Luciana Lamorgese ha inoltre annunciato un censimento dei beni sottratti alle mafie ancora inutilizzati per ospitarvi i profughi. Molte associazioni e privati stanno mettendo a disposizione stanze, strutture o seconde case: la disponibilita’ pero’ va segnalata alla prefettura, si raccomanda il Viminale.

IL COVID E LA SALUTE – Draghi e’ stato chiaro: i profughi “o fanno il tampone ogni 48 ore o accettano di vaccinarsi”. Una circolare del Viminale specifica che gli ucraini potranno accedere a Cas e Sai se avranno effettuato un tampone con esito negativo, oltre a essere tenuti all’autosorveglianza e alla Ffp2 per 5 giorni. Se non sono vaccinati devono inoltre osservare 5 giorni di quarantena. Ai profughi viene rilasciato un tesserino con un codice regionale Stp che permette di accedere ai servizi sanitari a partire da medico e pediatra di base. Al momento, secondo il sottosegretario alla Salute Pierpaolo Sileri, il sistema non incontra “grandi problemi” ed e’ pronto anche a offrire continuita’ terapeutica per esempio ai bambini che nel loro paese venivano curati in reparti specialistici.

IL LAVORO – I profughi ucraini potranno lavorare in Italia anche solo con la richiesta di permesso di soggiorno presentata in Questura: lo ha comunicato il Viminale in una circolare ai prefetti. Inoltre, ha sottolineato Draghi, cio’ potra’ avvenire “in deroga alle quote del decreto flussi, sia in forma autonoma che stagionale”. Il premier ha spiegato che per gli ucraini “sono previsti servizi anche finalizzati all’integrazione e alla formazione professionale”.

LA SCUOLA – “L’esodo – ha ricordato la ministra per gli Affari regionali Mariastella Gelmini – riguarda prevalentemente minori e donne, e quindi c’e’ anche un tema che riguarda non solo l’accoglienza ma anche l’integrazione a scuola”. In Italia ci sono gia’ dei bambini che hanno preso posto sui banchi accanto ai coetanei italiani, come per esempio a Vo Euganeo nel Padovano, o a San Lazzaro, alle porte di Bologna. “A supporto dei minori e dei loro nuclei familiari – aveva aggiunto la ministra per la Famiglia Elena Bonetti – e’ necessario anche l’affiancamento della rete del servizio educativo” con particolare attenzione ai non accompagnati.

GLI AIUTI SUL POSTO – La macchina dell’accoglienza in Italia deve avere una testa di ponte anche nei luoghi piu’ caldi della mappa d’Europa, proprio per ottimizzare le risorse e organizzarsi al meglio. “Non a caso – spiegava oggi Curcio – abbiamo mandato personale in ambasciata in Polonia, proprio per cercare di comprendere come organizzare i trasferimenti”. Ci si muove su piu’ fronti: in collegamento con Bruxelles sono stati inviati mezzi e attrezzature, oltre a tende per mille posti letto in Polonia. Per oggi invece e’ previsto “il trasferimento di una enorme quantita’ di medicinali e di materiali elettromedicali in Romania”, mentre nei prossimi giorni saranno consegnate anche ambulanze. (ANSA)