Voto di scambio, intercettazioni: ”5.000 euro per 800 voti in 4 paesi”
Soldi e voti. Paesi come pedine nello scacchiere del controllo mafioso applicato alla politica. Duecento voti per ognuno dei quattro piccoli centri oggetto della trattativa, valgono 5 mila euro. E’ il boss Giuseppe Lo Duca, arrestato insieme al candidato autonomista del centrodestra, Salvatore Ferrigno, per scambio elettorale politico-mafioso, a tratteggiare questo scenario mentre, in un dialogo intercettato con Piera Lo Iacono, che per gli inquirenti e’ la mediatrice, anche lei finita in manette, afferma: “Io posso corrispondere al momento di tre al massimo quattro paesi, e basta. E sono: Carini, Torretta, Cinisi, Terrasini… ora tu per qua gli dici ‘ascoltami … ‘, gli dici ‘avendo una persona… che gia’ ci siamo capiti pure chi e’, avendo quest’amicizia… non meno di cinque a paese!… “.
Scrive il gip Fabio Pilato nell’ordinanza: “Lo Duca, anche in ragione della sua ‘amicizia’ con il candidat quantificava la propria richiesta di denaro in cinquemila euro per ognuno dei quattro comuni (“non meno di cinque a paese”). Alla fine sarebbe di 5 mila euro la somma concordata per un pacchetto di voti che Lo Duca avrebbe garantito. Ma dopo un “tiraemolla” – come si legge – si arriva a una somma complessiva di 5 mila euro, “ma solo per iniziare”. Secondo quanto emerge dalle indagini Lo Duca avrebbe procurato circa 200 voti in ognuno dei 4 comuni interessati. Lo scorso 2 settembre, nel pomeriggio, ci sarebbe stato un primo incontro, in un bar di Carini, tra il boss e il candidato durante il quale i due si appartano per parlare separatamente. Un incontro ripreso dai sistemi di videosorveglianza. Il 9 settembre, dopo una una convention politica all’Astoria Palace in cui Ferrigno partecipa tra i relatori e alla quale ha partecipato anche Piera Lo Iacono, quest’ultima poi incontra il boss nel suo ufficio. “Lo Iacono lamentava che – scrive il gip – che Ferrigno non le aveva corrisposto tutta la cifra pattuita e consegnava una somma di danaro pari a cinquecento euro a Lo Duca (“tieni … cinquecento”), suscitando cosi’ il risentimento del mafioso (“e a chi dobbiamo fare ridere”). (AGI)