23 Aprile 2024
Palermo e ProvinciaPolitica

”Abbattiamolo”, blitz di Goletta Verde in mare davanti all’ecomostro di Aspra

La Goletta Verde di Legambiente continua la sua settima tappa in Sicilia, dedicando la seconda giornata ad un tema caro all’associazione: l’abusivismo edilizio. Una pratica che continua a diffondersi, soprattutto nel sud del Paese, grazie anche ad una garanzia di impunità. Nella Penisola continua ad aumentare il numero degli illeciti nel ciclo illegale del cemento, ma il problema riguarda anche i vecchi abusi che non vengono demoliti e per i quali, paradossalmente, non vengono neanche emesse sentenze penali.

A conferma del fatto che si tratta di un reato scarsamente sanzionato, basti pensare che dal 2004, anno dell’ultimo condono edilizio, in Italia solo il 32,9% degli immobili colpiti da provvedimento amministrativo è stato effettivamente demolito (il 24,3% limitando il campo ai soli comuni costieri) e la gran parte degli interventi era concentrata nelle regioni del Nord. In Sicilia dal 2004 al 2020 sono stati abbattuti il 20% degli edifici abusivi in rapporto alle ordinanze di demolizioni emesse.

Per questo motivo l’equipaggio di Goletta Verde è stato impegnato, questa mattina, in una navigazione verso Aspra per chiedere l’abbattimento dell’ecomostro del Sarello, e puntare i riflettori sulla necessità di una corretta gestione del demanio marittimo in Sicilia, in concomitanza del lancio del dossier La piaga dell’abusivismo edilizio in Sicilia a cura dell’Osservatorio nazionale Ambiente e Legalità di Legambiente”. Gli attivisti e le attiviste del cigno verde hanno srotolato uno striscione giallo di otto metri con la scritta nera “Abbattiamolo!” nello specchio di mare di fronte all’ecomostro.

“Dopo varie vicissitudini che in questi anni hanno caratterizzato un iter complesso, oggi l’ecomostro del Sarello insiste con la sua ingombrante e pericolosa presenza nonostante un ordine di demolizione al momento vigente – dichiarano Giuseppe Alfieri, presidente Legambiente Sicilia e Luigi Tanghetti, presidente Circolo Legambiente Bagheria e dintorni. Si tratta di una struttura ritenuta fortemente instabile e pericolosa e questo dato, insieme alla sua dichiarata insanabilità, per Legambiente è di gran lunga sufficiente a ribadire la necessità e l’urgenza della demolizione del manufatto, per garantire la sicurezza e l’incolumità di tutti, e per restituire bellezza a quei luoghi. È infatti evidente, ed è stata certificato dalle pronunce giudiziarie, la totale incompatibilità e insanabilità delle parti insistenti nella fascia di rispetto dei 150 metri e mai oggetto di sanatoria ex lege. La nostra costa deve tornare ad essere un luogo di bellezza e tutela dell’ambente, e gli ecomostri devono essere abbattuti al più presto”.

I dati sul ciclo illegale nel cemento: Stando ai dati dell’ultimo rapporto di Ecomafia, a livello nazionale nel 2022, il ciclo illegale del cemento, con 12.216 reati accertati dalle forze dell’ordine e dalle Capitanerie di porto, vale circa il 40% del totale dell’illegalità ambientale. Le quattro regioni a tradizionale presenza mafiosa, la Campania, la Puglia, la Calabria e la Sicilia, sommano, da sole, il 40,6% del totale dei reati accertati e il 26,7% degli illeciti amministrativi.

La Sicilia, nella classifica regionale degli illeciti nel ciclo del cemento sale dal quarto al terzo posto con 1.057 reati, con un incremento del 25,7% rispetto al 2021. La media è di 3,8 al giorno, 1.036 persone denunciate e 141 sequestri effettuati. Sono stati contestati 1.197 illeciti amministrativi e sono state elevate 5.183 sanzioni, dato, quest’ultimo, che la vede prima assoluta.

A livello provinciale, la provincia più colpita è quella di Messina, con 82 reati contestati, seguita da Agrigento con 78, che però è prima per numero di persone denunciate e per numero di sequestri, quindi da Siracusa con 51. Ultima è Enna, per la quale non risultano contestazioni.

“Legambiente è da sempre accanto ai sindaci che intervengono contro gli abusi, si batte per cancellare lo scempio del cemento illegale e chiede che lo Stato si assuma il compito di ripristinare la legalità – dichiara Laura Biffi, Coordinatrice nazionale Osservatorio ambiente e legalità -. Purtroppo, sull’altro fronte, c’è una classe politica irresponsabile che prova a fermare le ruspe e permettere agli abusivi di farla franca: è di pochi giorni fa, infatti, l’ultimo emendamento, questa volta a firma del capogruppo di Fratelli d’Italia all’ARS, che propone di salvare gli edifici insanabili costruiti sulle spiagge dopo il vincolo di inedificabilità imposto nel 1976. L’ennesimo anacronistico tentativo che rispediamo con forza al mittente: per garantire lo sviluppo culturale, sociale ed economico della Sicilia, è necessario liberarsi dalla pesante e vergognosa zavorra dell’abusivismo edilizio”.

Parliamo di un fenomeno che, da decenni, condiziona pesantemente lo sviluppo della Sicilia dal punto di vista culturale, turistico ed economico; implica il rischio di gravi conseguenze dal punto di vista della sicurezza; non rende giustizia, in un Paese civile, alla maggioranza di cittadini onesti che non si è costruita la casa illegalmente e ha diritto al godimento dello spazio pubblico e dei paesaggi sfregiati dal cemento illegale.