3 Luglio 2024
Food & WinePalermo e Provincia

Assovini Sicilia: si prospetta una delle vendemmie più difficili, calo produzione ma qualità non compromessa

La vendemmia più lunga d’Italia, mediamente oltre cento giorni, quest’anno inizierà con un ritardo di dieci giorni rispetto all’annata 2022. Si comincia nella Sicilia Occidentale, con la raccolta della base spumante, per poi passare a Chardonnay e Sauvignon Blanc, seguiti dai vitigni autoctoni. A chiudere la vendemmia siciliana saranno a fine ottobre i produttori dell’Etna. “Nonostante il susseguirsi di condizioni climatiche estreme, dalle piogge torrenziali di maggio e giugno al caldo estremo di luglio, gli incendi e la presenza di attacchi fungini, tra cui la peronospora della vite, la condizione e la qualità delle uve in Sicilia non sembra essere compromessa” spiega Assovini Sicilia, l’associazione di vitivinicoltori siciliani che riunisce un centinaio di aziende, che sottolinea come grazie al ritorno delle temperature più fresche, “il calo iniziale, stimato fino al 40% in alcune zone, potrebbe essere inferiore”.

“A circa una settimana dall’inizio della vendemmia – afferma la presidente di Assovini Sicilia, Mariangela Cambria – è ancora difficile e prematuro fare stime accurate sulla produzione: sicuramente la Sicilia dimostra di saper governare, grazie ad una agricoltura e tecniche agronomiche sempre più sostenibili, l’effetto dei cambiamenti climatici puntando sulla qualità e non sulla quantità”. Per quanto concerne le previsioni vendemmia nella Sicilia Occidentale il tecnico viticolo di Cantine Settesoli, Filippo Buttafuoco, spiega che “ad oggi la qualità delle uve è ottima, non avendo avuto problemi di oidio né di botrite. A causa del grande caldo abbiamo perso circa il 40% delle uve, anche se essendo tornate temperature più fresche le uve non bruciate stanno iniziando a riprendere vigoria per cui il calo potrebbe complessivamente essere inferiore” prosegue, precisando che “siamo soddisfatti di come abbiamo gestito il problema peronospora, avendolo fatto preventivamente grazie all’ausilio di capannine meteo che hanno la capacità di indicare elettronicamente la probabilità della malattia, evitando danni irreparabili”. Nell’areale viticolo di Regaleali, in provincia di Palermo, i mesi di marzo e aprile, tendenzialmente asciutti e freddi, hanno determinato un ritardo nel germogliamento generale di circa 10 giorni. “Questo ritardo ha contribuito a rendere più gestibile il successivo periodo molto piovoso ma tendenzialmente freddo, e reso la pressione delle patologie della vite, quali la peronospora, meno invasiva” evidenziano le enologhe di Tasca d’Almerita, Lorenza Scianna e Laura Orsi, spiegando che “attualmente le vigne presentano una chioma adeguata, sono sane e si registra una diminuzione delle temperature medie cha lascia presagire una buona maturazione delle uve a partire dall’invaiatura di Pinot nero e Chardonnay che sta avvenendo in questi giorni”. Riguardo alle quantità, anche la tenuta di Sallier, a Camporeale, dovrebbe rispettare le medie storiche aziendali ma è ancora presto per cantare vittoria. La buona copertura vegetativa protegge l’uva da eventuali bruciature e aiuta a conservare aromi e freschezza. Infine, a Mozia, sempre secondo Scianna e Orsi, “l’alberello dovrebbe maturare subito dopo Ferragosto con quantità che rientrano nelle medie storiche di Mozia e con uve sane e croccanti”.

Manca ancora qualche mese all’arrivo della vendemmia sull’Etna dove, si legge ancora nella panoramica regionale realizzata da Assovini Sicilia, fino a fine giugno si sono registrate basse temperature e piogge continue, tali da rendere difficili gli interventi in vigna, seguite dal caldo estremo di fine luglio con ridotte escursioni termiche tra giorno e notte e vento caldo. “Grazie alle sabbie vulcaniche molto drenanti, alle altitudini importanti e ventilazione costante – spiega Maria Carella, enologa di Cantine Nicosia, sul versante Sud est di Trecastagni, Zafferana e Santa Venerina – non c’è stata presenza di peronospora e, nonostante i picchi di temperature alte, le piante si mantengono bene”. Sul versante Nord dell’Etna, l’enologa di Planeta, Patricia Toth, conferma che “la peronospora è sotto controllo grazie all’arrivo del caldo e delle alte temperature: nelle zone alte, intorno a 900 metri, abbiamo delle uve stupende grazie alla diversa ventilazione di queste zone e anche alla struttura dei suoli. A Capo Milazzo, nel Nord-Est dell’Isola – conclude Toth – i venti che tante volte possono diventare una sfida quest’anno hanno trovato pace, l’allegagione e anche il controllo degli insetti ad oggi sta procedendo bene”.

Più preoccupante la situazione nella zona Sud-Est della Sicilia. “La vendemmia 2023 sarà una delle più difficili degli ultimi tempi: quest’anno, caldo torrido di questi giorni a parte, abbiamo avuto piogge torrenziali e forti raffiche ventose a maggio e giugno che hanno messo in ginocchio il duro lavoro che portiamo avanti” commenta Arianna Occhipinti alla guida dell’omonima Cantina di Vittoria, nel Ragusano, sottolineando che “l’arrivo consistente della peronospora ha causato danni considerevoli per il 30-35 % circa della nostra futura produzione: i trattamenti di zolfo e rame (unici trattamenti che facciamo in vigna) in concentrazione maggiore, non sono bastati a contenere il problema”. “Avremo sicuramente una raccolta inferiore rispetto la vendemmia 2022 – conclude Occhipinti – ma questo non vuol dire che la qualità delle uve sarà messa in discussione, anzi, possibilmente avremo meno quantità ma una maggiore qualità”. “A Vittoria è importante sottolineare la posizione e il suolo dei vigneti: ci troviamo sul pendio con un puro strato superiore sabbioso, che affaccia il mare, sopra Marina di Acate, dove appunto la sabbia e il movimento d’aria non hanno dato spazio ad un’umidità costante” spiega ancora Patricia Toth di Planeta, aggiungendo che “prevediamo buone produzioni come sul Nero d’Avola anche sul Frappato, tenendo sotto osservazione stretta i vigneti per controllare la presenza delle cocciniglie e cicaline. A Noto – conclude Toth – come generalmente in tutta l’isola, ad oggi consideriamo circa una settimana o anche 10 giorni di ritardo nelle fasi fenologiche, con uve sane e davvero promettenti”. (askanews)