21 Febbraio 2024
Cronaca

Gimbe: cresce migrazione sanitaria, fiume da 4,25 miliardi di euro verso il Nord

Nel 2021, la mobilità sanitaria interregionale in Italia ha raggiunto un valore di 4,25 miliardi di euro, cifra nettamente superiore a quella del 2020 (3,33 miliardi), con saldi estremamente variabili tra le Regioni del Nord e quelle del Sud. Il saldo è la differenza tra mobilità attiva, ovvero l’attrazione di pazienti provenienti da altre Regioni, e quella passiva, cioè la “migrazione” dei pazienti dalla Regione di residenza. Emilia-Romagna, Lombardia e Veneto – Regioni capofila dell’autonomia differenziata – raccolgono il 93,3% del saldo attivo, mentre il 76,9% del saldo passivo si concentra in Calabria, Campania, Sicilia, Lazio, Puglia e Abruzzo. Lo dice il report della Fondazione GIMBE “La mobilità sanitaria interregionale nel 2021”. “La mobilità sanitaria – spiega Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione – è un fenomeno dalle enormi implicazioni sanitarie, sociali, etiche ed economiche, che riflette le grandi diseguaglianze nell’offerta di servizi sanitari tra le varie Regioni e, soprattutto, tra il Nord e il Sud del Paese. Un gap diventato ormai una ‘frattura strutturale’ destinata ad essere aggravata dall’autonomia differenziata, che in sanità legittimerà normativamente il divario Nord-Sud, amplificando le inaccettabili diseguaglianze nell’esigibilità del diritto costituzionale alla tutela della salute”. Ecco perché, in occasione dell’avvio della discussione in Aula al Senato del DdL Calderoli, continua Cartabellotta, “la Fondazione GIMBE ribadisce quanto già riferito nell’audizione in 1a Commissione Affari Costituzionali del Senato: la tutela della salute deve essere espunta dalle materie su cui le Regioni possono richiedere maggiori autonomie”. Per Cartabellotta “risulta ai limiti del grottesco la posizione dei Presidenti delle Regioni meridionali governate dal Centro-Destra, favorevoli all’autonomia differenziata. Una posizione autolesionistica che dimostra come gli accordi di coalizione partitica prevalgano sugli interessi della popolazione”.

Il Report sulla mobilità sanitaria 2021 elaborato dalla Fondazione GIMBE ha utilizzato i dati economici aggregati per analizzare mobilità attiva, passiva e saldi, e i flussi trasmessi dalle Regioni al Ministero della Salute per analizzare la differente capacità di attrazione delle strutture pubbliche e private di ogni Regione per le differenti tipologie di prestazioni erogate in mobilità. Nel 2021 il valore della mobilità sanitaria ammonta a ? 4.247,29 milioni, cifra ben più elevata del 2020 (? 3.330,47 milioni), “anno in cui – spiega il Presidente – l’emergenza pandemica COVID-19 ha determinato una netta riduzione degli spostamenti delle persone e dell’offerta di prestazioni ospedaliere e ambulatoriali”. MOBILITÀ ATTIVA – Lombardia (18,7%), Emilia-Romagna (17,4%), Veneto (12,7%) raccolgono quasi la metà della mobilità attiva, un ulteriore 25,6% viene attratto da Lazio (9,5%), Piemonte (6,8%), Toscana (4,9%) e Campania (4,4%). Il rimanente 25,6% della mobilità attiva si distribuisce nelle altre 14 Regioni e Province autonome. “I dati della mobilità attiva – commenta il Presidente – documentano una forte capacità attrattiva delle grandi Regioni del Nord e, con la sola eccezione del Lazio, quella estremamente limitata delle Regioni del Centro-Sud”. MOBILITÀ PASSIVA – Tre Regioni con maggiore indice di fuga generano debiti per oltre ? 300 milioni ciascuna: in testa Lazio (12%), Lombardia (10,9%) e Campania (9,3%), che insieme compongono quasi un terzo della mobilità passiva. Il restante 67,9% della mobilità passiva si distribuisce nelle rimanenti 18 Regioni e Province autonome. “I dati della mobilità passiva – commenta Cartabellotta – documentano differenze più sfumate tra Nord e Sud. In particolare, se quasi tutte le Regioni meridionali hanno elevati indici di fuga, questi sono rilevanti anche in 4 grandi Regioni del Nord che presentano un’elevata mobilità attiva. Una conseguenza della cosiddetta mobilità di prossimità, determinata da pazienti che preferiscono spostarsi in Regioni vicine con elevata qualità dei servizi sanitari”. In dettaglio: Lombardia (-? 461,4 milioni), Veneto (-? 270,3 milioni), Piemonte (-? 253,7 milioni) ed Emilia-Romagna (-? 239,5 milioni). SALDI – “I dati – commenta il Presidente – confermano la ‘frattura strutturale’ tra Nord e Sud, visto che le Regioni con saldo positivo superiore a ? 200 milioni sono tutte del Nord, mentre quelle con saldo negativo maggiore di ? 100 milioni tutte del Centro-Sud”. In dettaglio: – saldo positivo rilevante: Emilia-Romagna (? 442 milioni), Lombardia (? 271,1 milioni) e Veneto (? 228,1 milioni); – saldo positivo moderato: Molise (? 43,9 milioni); – saldo positivo minimo: Piemonte (? 12,2 milioni), Toscana (? 9,2 milioni), Provincia autonoma di Trento (? 1,4 milioni), Provincia autonoma di Bolzano (? 0,4 milioni; – saldo negativo minimo: Friuli Venezia Giulia (-? 7,6 milioni), Valle d’Aosta (-?13,6 milioni); – saldo negativo moderato: Umbria (-? 31,2 milioni), Marche (-? 38,5 milioni), Sardegna (-? 64,7 milioni), Liguria (-? 69,5 milioni), Basilicata (-? 83,5 milioni); – saldo negativo rilevante: Abruzzo (-? 108,1 milioni), Puglia (-? 131,4 milioni), Lazio (-? 139,7 milioni), Sicilia (-? 177,4 milioni), Campania (-? 220,9 milioni), Calabria (-? 252,4).

TIPOLOGIE DI PRESTAZIONI EROGATE IN MOBILITÀ – Complessivamente, prosegue il report GIMBE, l’86% del valore della mobilità sanitaria riguarda i ricoveri ordinari e in day hospital (69,6%) e le prestazioni di specialistica ambulatoriale (16,4%). Il 9,4% è relativo alla somministrazione diretta di farmaci e il rimanente 4,6% ad altre prestazioni (medicina generale, farmaceutica, cure termali, trasporti con ambulanza ed elisoccorso). MOBILITÀ VERSO LE STRUTTURE PRIVATE – Oltre 1 euro su 2 speso per ricoveri e prestazioni specialistiche finisce nelle casse del privato: esattamente ? 1.727,5 milioni (54,6%), rispetto a ? 1.433,4 milioni (45,4%) delle strutture pubbliche. In particolare, per i ricoveri ordinari e in day hospital le strutture private hanno incassato ? 1.426,2 milioni, mentre quelle pubbliche ? 1.132,8 milioni. Per le prestazioni di specialistica ambulatoriale in mobilità, il valore erogato dal privato è di ? 301,3 milioni, quello pubblico di ? 300,6 milioni. “Il volume dell’erogazione di ricoveri e prestazioni specialistiche da parte di strutture private – spiega Cartabellotta – varia notevolmente tra le Regioni ed è un indicatore della presenza e della capacità attrattiva delle strutture private accreditate, oltre che dell’indebolimento di quelle pubbliche”. Infatti, accanto a Regioni dove la sanità privata eroga oltre il 60% del valore totale della mobilità attiva – Molise (90,5%), Puglia (73,1%), Lombardia (71,2%) e Lazio (64,1%) – ci sono Regioni dove le strutture private erogano meno del 20% del valore totale della mobilità: Valle D’Aosta (19,1%), Umbria (17,6%), Sardegna (16,4%), Liguria (10%), Provincia autonoma di Bolzano (9,7%) e Basilicata (8,6%).  (askanews)