Favorire la condivisione delle competenze e delle tecnologie: per questo quattro Unità operative di Cardiologia della Sicilia orientale – Catania, Messina, Ragusa, Siracusa – hanno presentato la “Sicilian cardiovascular scademy”, un modello estensibile ad altre realtà regionali che prevede la messa in rete di know-how e strumenti per offrire a ogni paziente la migliore prestazione possibile, mentre parallelamente, si punta alla formazione continua del personale sanitario. Il progetto è stato presentato a congresso di cardiologia ad Aci Castello, nel Catanese.
Dai lavori emergono i primi risultati significativi tra progresso tecnologico e nuovi approcci terapeutici nel contrasto allo scompenso cardiaco, una patologia assai rilevante che in terza età rappresenta una vera e propria “epidemia”, contribuendo con numeri elevatissimi a ospedalizzazioni e decessi, oltre a rappresentare una voce di costo crescente per il sistema sanitario nazionale Si stima che il 60% dei ricoveri cardiologici siano dovuti proprio a esso. I nuovi software, infatti, inseriti nei device, permettono di monitorare il paziente e di registrarne ogni giorno i valori: a ogni variazione corrisponde un campanello d’allarme, che permette di predire eventuali riacutizzazioni, riducendo così i rischi. Un progresso significativo che si aggiunge alle terapie farmacologiche da poco disponibili e che permette di guardare con ottimismo al futuro della cardiologia. Anche questo è uno degli spunti emerso alla presentazione della “Sicilian cardiovascular scademy”.
“I device che vengono impiantati nel paziente con scompenso cardiaco hanno ridotto la mortalità grazie alla tecnologia wireless o bluetooth incorporata nei software, la quale permette, oltre che di identificare le aritmie (e di trattarle tempestivamente), di cogliere anticipatamente i primi segnali di scompenso, anticipando così le riacutizzazioni con benefici per la qualità di vita del paziente – sottolinea Antonino Nicosia, direttore Dipartimento Cardio-Neuro-Vascolare dell’Asp di Ragusa – il device resta tutta la vita, con la batteria che dura 8-10 anni, e consente di telemonitorare il paziente a domicilio analizzando a distanza la frequenza cardiaca, la pressione arteriosa, la saturimetria in vari momenti e valutando così l’andamento della terapia. Questo permette di convocarlo in ospedale solo per reali necessità o controlli, senza accessi inutili. Il rischio di una riacutizzazione dello scompenso cardiaco può essere previsto anche con un anticipo di diverse settimane. Vi sono poi i dispositivi indossabili, che sono già a disposizione per coloro che non hanno necessità di un device impiantato: i risultati non sempre sono stati soddisfacenti, ma vi è un crescente utilizzo e con la digitalizzazione della popolazione si diffonde una maggiore consapevolezza di questi strumenti”. (ANSA)

