“Ritengo che il giudice (e, volendo arare mio orticello, mi riferisco qui solo a quello amministrativo) non debba curare interessi pubblici, ciò competendo invece all’ammmnistrazione – né ovviamente interessi privati! – così come non debba perseguire finalità specifiche e neppure contrastarle, né dunque debba essere per o pro qualcosa, né contro o anti qualcos’altro, ma unicamente debba perseguire quella che un tempo si chiamava l’attuazione pura del diritto, che credo costituisca il noumeno della funzione giurisdizionale e che si invera, indefettibilmente, nei principi di terzietà e imparzialità che devono sempre connotare il giudice”.
Lo ha detto il Presidente del Consiglio di Giustizia Amministrativa per la Regione Siciliana, Ermanno de Francisco nel corso della sua relazione davanti al Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. “Il quale – ha proseguito – se non è super partes non è un giudice, ma diventa solo uno dei (tanti, e oggi forse pure troppi) contendenti nell’agone politico-sociale”. “Per il giudice, dunque, essere terzo e imparziale implica che egli non debba mai avere, né mostrare, preterenze per l’una o l’altra parte processuale, dovendo sempre garantire la c.d. parità delle armi tra esse; perché è la legge a dover scegliere se, come e quanto tutelare l’una o l’altra delle parti processuali, non il giudice”. (askanews)
