
“Nella struttura dell’associazione per delinquere cosi impostata, percio’, Cuffaro era indubbiamente capo e promotore, come gia’ indicato: egli svolgeva un ruolo preminente in seno alla stessa rispetto agli altri associati, aveva poteri decisionali e deliberativi autonomi, sovraintendeva alla complessiva gestione del sodalizio, ricopriva incarichi direttivi e risolutivi nella vita dell’organizzazione e nel suo quotidiano agire rispetto ai propositi delinquenziali, contribuiva alle potenzialita’ pericolose del gruppo Cuffaro era l’artefice delle trame che intesse il sodalizio con pubblici funzionari, politici, imprenditori, era al vertice di tale struttura e come tale riconosciuto sia all’esterno, dai terzi che individuavano lui quale interlocutore privilegiato, sia all’interno dagli altri sodali, a lui subordinati: non a caso, l’ex governatore, pur agendo di iniziativa, si esprimeva utilizzando, sovente, la prima persona plurale, ‘noi’, conscio del fatto che le sue azioni producessero, sugli altri sodali, il totale allineamento alle sue volonta’”.
E’ quanto si legge nella misura emessa dalla gip di Palermo, Carmen Salustro, che ha disposto gli arresti domiciliari per l’ex governatore della Regione siciliana Salvatore Cuffaro e due manager della sanita’, Roberto Colletti e Antonio Iacono, nell’ambito di una indagine della procura di Palermo che comprende 17 indagati con l’accusa di associazione a delinquere, turbativa d’asta e corruzione. Il gip prosegue: “Carmelo Pace, Vito Raso e Antonio Abbonato si trovavano in posizione subalterna rispetto al Cuffaro, incardinati stabilmente ciascuno nei propri ruoli o comunque nei propri compiti In particolare, per il Pace (capogruppo Dc, all’ARS, ndr), che assurgeva a ‘organizzatore’, agendo in ambienti particolarmente ristretti ai quali gli altri due sodali non potevano avere accesso, ovvero presso i piu’ rilevanti plessi della politica regionale, spendendo l’influenza che gli derivava dall’investitura datagli dal Cuffaro, il quale rimaneva il vertice indiscutibile del sodalizio – fornendo un contributo eziologicamente apprezzabile e concreto all’esistenza e al rafforzamento dell’associazione.
Tutti, e’ bene dire, convergevano con un apporto stabile e consapevole al raggiungimento dei fini illeciti del sodalizio, in cui erano accettati e di cui facevano consapevolmente parte e cio’ a prescindere dalla partecipazione a uno o piu’ reati-fine realizzati dall’associazione”. Infine, in un’ipotetica gerarchia dei ruoli ricoperti dai sodali, si puo’ affermare che “Carmelo Pace fosse ancora piu’ vicino al vertice (Cuffaro, ndr), con cui condivideva strategie e decisioni, fungendo da referente politico di quest’ultimo e assurgendo, nella struttura del sodalizio criminale, al ruolo di organizzatore”. (AGI)
