Nel 2025, la spesa media sostenuta da una famiglia di 3 persone, con consumo annuo pari a 150 m³, risulta a livello nazionale pari a 388 euro l’anno (2,59 euro per metro cubo consumato). Il dato vede un valore più contenuto nel Nord-Ovest (299 euro l’anno) e più elevato nel Centro (479 euro l’anno) mentre Sud e Isole e Nord-Est più vicini alla media nazionale (rispettivamente: 393 euro l’anno e 386 euro l’anno).
E’ quanto si legge nella relazione annuale del presidente dell’Arera, l’agenzia pubblica dell’energia, acqua e rifiuti, Nicola Dell’Acqua, presentata alla Sala della Regina della Camera dei Deputati.
Guardando le voci che compongono la bolletta degli utenti domestici, sempre con consumi pari a 150 m³ l’anno, risulta che il 38,3% circa della spesa è imputabile al servizio di acquedotto, per il quale si spendono a livello nazionale 148,5 euro l’anno, il 12,1% è invece attribuibile al servizio di fognatura (46,8 euro l’anno) e il 29,9% a quello di depurazione (115,9 euro l’anno). Infine, la quota fissa pesa per il 10,7% (41,6 euro l’anno) e le imposte per il 9,1% (35,3 euro l’anno).
Come già rilevato nella scorsa versione della Relazione Annuale, rispetto ai dati raccolti con riferimento all’anno di base (2016), dai dati espressi per il 2024 emerge un avanzamento nel processo di miglioramento complessivo per gli indicatori di qualità tecnica individuati dall’Autorità e una lieve ma stabile crescita del numero di gestori per i quali viene svolta periodicamente dagli Enti di governo dell’ambito la ricognizione dei dati infrastrutturali e di qualità, anche con riferimento alle gestioni localizzate nell’area geografica del Sud e delle Isole.
Tuttavia, le perdite idriche si attestano ancora su livelli molto alti con un dato nazionale del 42,5% con punte fino al 50,6% nel Sud e Isole e valori più contenuti nel Nord-Ovest (34,4%).
L’analisi del fabbisogno di investimenti per il periodo 2024-2029 a livello nazionale conferma, anche per il quarto periodo regolatorio, il peso maggiore degli investimenti destinati alla riduzione delle perdite idriche nella pianificazione (che con il 26,8% continuano a guidare le priorità nella pianificazione del settore sin dalle prime rilevazioni effettuate dall’Autorità nel 2019), seguiti dagli investimenti per la riduzione delle interruzioni (in costante crescita al 16%), da quelli per il miglioramento della qualità dell’acqua depurata al 14%, e da quelli per l’adeguamento del sistema fognario al 12,5%.
Gli investimenti destinati al miglioramento del macro-indicatore M0 (l’indice di qualità tecnica che misura la resilienza, la capacità del sistema idrico di far fronte a diverse condizioni, inclusi cambiamenti climatici e picchi di domanda) rappresentano un fabbisogno dei gestori pari a circa 1,55 miliardi di euro, equivalenti al 5,22% del totale.
La quota di investimenti in infrastrutture del servizio idrico integrato non riconducibili direttamente a specifici obiettivi di qualità tecnica fissati dall’Autorità scende sotto l’11%. In termini generali di servizio, il quadro nazionale resta orientato prevalentemente sugli investimenti pianificati nelle infrastrutture acquedottistiche (circa il 52%), rispetto a quelli previsti nelle reti fognarie e negli impianti di depurazione (nel complesso il 40%), con una forbice che si annulla sostanzialmente nel Nord-Ovest (dove il fabbisogno nelle fasi di fognatura e depurazione quasi si equivale a quello di acquedotto), e si riallarga nelle altre aree fino a raggiungere la sua massima apertura nel Centro Italia dove gli investimenti nelle infrastrutture di acquedotto si attestano ben al di sopra della media nazionale (63,82%).

