Sono a rischio i beni confiscati alla mafia nell’Agrigentino, servono interventi urgenti per monitorare la situazione ed evitare che gli immobili confiscati a Cosa nostra e restituiti alla collettività entrino nel mirino di ladri e vandali.
E’ quanto emerge durante l’importante vertice in prefettura sui beni confiscati convocato d’urgenza dopo il maxi furto ai danni del centro di aggregazione sociale di Naro.
All’incontro hanno partecipato il vice prefetto vicario Nicola Diomede, il direttore del “Consorzio Agrigentino per la Legalità e lo Sviluppo”, Caterina Moricca, i sindaci membri dell’assemblea presieduta dal sindaco di Palma di Montechiaro, Rosario Gallo, e i componenti del Cda, presieduto dall’avvocatessa Barbara Garascia.
All’ordine del giorno la preoccupante situazione dei beni confiscati nell’Agrigentino, che rischiano di rimanere abbandonati in preda a vandali e ladri, o in alcuni casi agli stessi mafiosi, che non disperano mai di riappropriarsi dei beni che gli sono stati tolti dallo Stato.
Tra gli intervenuti il sindaco di Canicattì, Vincenzo Corbo, la cui città detiene il primato dei beni confiscati in provincia; il sindaco di Favara, Mimmo Russello, che con il Consorzio ha già realizzato alcuni importanti progetti; il vice sindaco di Agrigento, Massimo Muglia, e i rappresentati degli altri comuni consorziati oltre, naturalmente, al sindaco di Naro Maria Grazia Brandara, tra i più convinti promotori del “Consorzio Agrigentino per la Legalità e lo Sviluppo”.
“Un terreno in mano a un mafioso – ha detto la Brandara – è produttivo, quando passa allo Stato cessa di produrre, e purtroppo il messaggio che così passa è molto brutto e devastante”. Il sindaco narese lancia un vero e proprio allarme.
“Lo Stato – spiega la Brandara – spende una grande quantità di denaro per riqualificare e ricostruire i beni confiscati alla mafia, ma per quanto riguarda poi la gestione degli stessi si riscontrano dei seri problemi per mancanza di risorse. Dunque – sostiene – o si trova qualcuno per gestirli, o paradossalmente otteniamo un risultato diametralmente opposto a quello sperato”. Nei giorni scorsi, intanto, un sopralluogo del Consorzio a Siculiana, dove presto aprirà i battenti un Centro servizi di informazione, accoglienza, educazione ambientale e alla legalità e per la fruizione del mare realizzato su un terreno confiscato al presunto boss Alfonso Caruana.



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