Dopo l’omicidio dell’autotrasportatore nisseno in odor di mafia, Giuseppe Monterosso, altri due suoi parenti rischiavano di essere uccisi in quella che sembra un “guerra” scaturita da rancori passati e presenti per il controllo del settore degli autotrasporti tra Como e Varese.
“Abbiamo fermato in tempo una faida pericolosissima”, ha detto il Questore di Como, Massimo Mazza, commentando la svolta nelle indagini per l’omicidio dell’imprenditore di Sommatino, eseguito il 6 maggio scorso a Cavaria, in provincia di Varese.
Gli altri due arrestati sono Antonio Cuntrera, 38 anni, di Porto Empedocle e Giuseppe Luparello, 24enne (nipote dell’empedoclino Vecchia). Per loro l’accusa è di duplice tentato omicidio e detenzione illegale di armi. Sarebbero arrivati con un camion da Caltanissetta e avrebbero portato le armi che i poliziotti hanno poi sequestrato a casa di Vecchia durante il blitz dei giorni scorsi.
Dopo l’uccisione di Monterosso, secondo i dirigenti della Squadra mobile di Como e Varese, l’elenco delle vittime si sarebbe allungato con almeno altri due morti. La seconda “missione killer” progettata dalla “banda” sarebbe stata messa a segno in provincia di Varese contro altri due parenti della vittima, tra cui il fratello.
OMICIDIO NEL VARESOTTO. Faida tra agrigentini e nisseni
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