Open Arms, Lampedusa tra turisti curiosi e mugugni dei pescatori

In una Lampedusa post-ferragostana sold out dove non c’e’ un solo posto negli hotel e nei B&b con qualcuno che ne approfitta pure per fare affari in nero affittando qualunque buco disponibile, tra un tuffo nell’isola dei Conigli e una scorribanda in motoscafo tra le acque limpide di cala Creta, la vicenda della Open Arms incuriosisce gruppetti di turisti a caccia d’informazioni e di selfie con alle spalle lo scafo della ong spagnola, seppure in lontananza. Per l’intera mattinata e’ stato un via vai di scooter e auto a Cala Francese, vicino Punta Sottile, nella zona dell’aeroporto, dove alla fonda si trova la nave di Open Arms, con i naufraghi che aspettano di potere sbarcare.

Sono tanti i turisti che si fermano sulla scogliera per guardare, anche se da lontano, lo scafo della ong spagnola e scattare qualche foto. “Li fanno sbarcare? Quando?”, e’ la domanda che fanno i curiosi prima di scendere in spiaggia e tuffarsi nel mare cristallino di questa cala, tra le piu’ belle dell’isola. Attorno alla Open Arms ci sono i mezzi navali militari che tengono a distanza le imbarcazioni private che tentano di avvicinarsi per scrutare da vicino i migranti. Ieri quando la guardia costiera ha portato in caserma quattro nordafricani, alcuni curiosi si sono avvicinati pensando si trattasse dei naufraghi della Open Arms; invece era un mini-sbarco, con i quattro poi condotti nell’hotspot. Stesse scene si sono ripetute nel pomeriggio, dopo il tam tam sullo sbarco imminente dei minori non accompagnati dalla Open Arms.

A gruppi i turisti si sono fermati, in costume da bagno, nella banchina di fronte al molo Favaloro, accessibile solo alle forze dell’ordine che si sono occupate dello sbarco dei minorenni che hanno raggiunto il porto a bordo di motovedette militari dopo il via libera a lasciare la nave spagnola. In molti si sono avvicinati a cronisti e fotoreporter, assemblati nei pressi del molo. Ma c’e’ chi i migranti non li vuole. “Ma perche’ non li portano da un’altra parte”, dice un ragazzo che lavora per un affitta-barche. “Prima la Mare Jonio, poi la Sea Wacth, ora la Open Arms – aggiunge – Questa storia non finira’ mai”. Anche tra i pescatori i mugugni sono molti. “Queste persone vanno salvate senza dubbio perche’ e’ la legge del mare che lo impone, ma e’ mai possibile che nessuno pensa a noi? Ai nostri problemi? Ai pericoli che corriamo per colpa dei libici quando andiamo a pescare in acque internazionali?”, si lamenta Antonio.

E il proprietario di un resort, a cala Creta, rincara la dose: “Ma perche’ non li portano in Spagna, e’ mai possibile che debbano venire tutti qui: basta. Certo, vanno salvati, ma non se ne puo’ fare carico l’Italia. Noi qui abbiamo tanti di quei problemi, e invece si parla sempre dei migranti. Va trovata una soluzione a livello europeo ma definitiva”. Toni piu’ accesi ieri pomeriggio nel porto vecchio. “Perche’ li dovete portare qua? Siete voi che li volete portar per forza qua, per forza. Faccio navigazione, non mi fermo per 20 giorni. Ma state scherzando?”, le parole di un gruppo di isolani rivolte al fondatore e al direttore di Open Arms, Oscar Camps e Riccardo Gatti.(ANSA)