Mance, cestino pane e conto al ristorante: le regole dell’Unc a tutela del portafoglio

Quando si va al ristorante esistono sia regole che tutelano il nostro portafoglio, sia regole che ci garantiscono la salubrità del cibo. Per questo l’Unione nazionale dei consumatori precisa che si deve anche tenere conto che abbiamo dei doveri nei confronti dei ristoratori che sono quelli di rispettare il loro lavoro e, ovviamente, pagare il conto. Nel menu debbono essere riportati con chiarezza i costi dei singoli piatti; il prezzo indicato include il costo complessivo, ovvero quello delle materie prime, del personale di cucina, del personale di sala e quello delle strutture oltre, ovviamente, il guadagno per il ristoratore. In alcuni menu si può trovare la voce coperto con cui si intendono l’apparecchiatura della tavola, i condimenti (sale, olio, aceto, pepe) e il cestino del pane. Questo costo accessorio dipende dal fatto che nel nostro Paese le regole non sono uniformi e i ristoratori sono spesso liberi di agire come credono. Più semplice, ma complicata è la mancia. In Italia, a differenza di altri Paesi, la mancia non è obbligatoria. Si tratta però di una importante integrazione dello stipendio per il personale che si aspetta una gratificazione dai clienti per il lavoro svolto. Ribadendo che nel menu la voce mancia o qualcosa di simile non dovrebbe essere inclusa, è bene affidarsi al proprio buon senso ricompensando o meno la qualità e l’efficienza del servizio; in termini monetaria un 10% del conto finale sembra essere una equa mancia.

Se le materie prime sono surgelate deve essere riportato sul menu, ricordiamo che i prodotti surgelati non presentano problemi sanitari, ma costano meno; il cliente deve esserne informato e sapere che un piatto con pesce fresco costa molto di più di uno fatto con pesce surgelato. Una norma relativamente recente impone ai ristoratori di non utilizzare le classiche oliere, ma soltanto bottiglie di olio ‘antirabbocco’. Questa disposizione non sempre viene seguita anche perché una bottiglietta di olio costa molto di più di un litro di olio in lattina utilizzato dai cuochi. Il cibo e il vino che acquistiamo in un ristorante è nostro; abbiamo quindi il diritto di portare a casa quello che avanza. Si tratta anche di un dovere perché se non lo portiamo via viene buttato nella spazzatura e diviene uno spreco. Quindi non vergogniamoci.

L’Unione nazionale consumatori, sulla base di queste considerazioni ha elaborato un decalogo da seguire. – Controlliamo se nel menu sono riportati costi accessori al servizio (coperto e mance in particolare). – Verifichiamo la presenza o meno di prodotti surgelati. – Controlliamo se le bottiglie dell’olio sono tappate con un sistema antirabbocco. – Non è sempre facile verificare se esistono regole haccp e se il personale è formato. Un utile indicatore è la toilette: se è in ordine depone favorevolmente per l’igiene generale. – Verifichiamo l’igiene degli alimenti esposti cercando di capire la temperatura. – Verifichiamo se gli alimenti sono adeguatamente protetti. – Le persone allergiche e/o intolleranti debbono ottenere informazioni il più possibile dettagliate sui componenti dei singoli piatti. – Non abbiamo timore a chiedere dei recipienti per portare via il cibo avanzato. – Se al termine del pasto siamo soddisfatti lasciamo una mancia. – Per eventuali disservizi ci si può rivolgere alla polizia locale e/o ai servizi di prevenzione della asl. (Adnkronos)