“E’ stato avviato l’iter per la messa in sicurezza di diversi siti ipogeali, saranno investiti circa duemilioni e trecentomila euro, il finanziamento è ministeriale. Per l’intervento il Comune si avvarrà anche della qualificata collaborazione del Genio civile, i tratti recuperati saranno aperti alla fruizione turistica”. Lo ha annunciato il sindaco di Agrigento Lillo Firetto a margine di un sopralluogo all’interno dell’ipogeo dell’Acqua Amara. “Siamo dentro l’ipogeo dell’Acqua Amara – ha detto il primo cittadino in un videocomunicato – che si trova dietro il palcoscenico del teatro Pirandello di Agrigento, è uno dei più suggestivi ipogei progettati da Feace che la nostra città può vantare. Questo ipogeo, che sarà messo ulteriormente in sicurezza e che giunge fino a palazzo de Marinis, potrà essere visitato dai turisti. Accanto alla Roma sotterranea, alla Napoli sotterranea, c’è l’Agrigento sotterranea che può catturare flussi di turismo interessati a questo tipo di percorsi. Il primo percorso, che si trova sotto il viale della Vittoria, è già stato realizzato e messo in sicurezza, è già fruibile. Una volta messi ulteriormente in sicurezza quello dell’Acqua Amara e il primo tratto dell’ipogeo del Purgatorio, avremo tre siti ipogeali visitabili che possiamo offrire a un turismo dedicato. Le risorse ci sono, è stata fatta la convenzione con il Genio Civile di Agrigento, quindi work in progress. Alla fine avremo un nuovo elemento d’attrazione importante da offrire ai turisti”.
Nella città dei templi è già attiva l’associazione onlus “Agrigento Sotterranea” costituita da giovani professionisti che da anni si occupano dell’affascinante mondo ipogeo e che intendono offrire al servizio di un innovativo progetto di fruizione dei siti presenti nel territorio. La città di Agrigento, grazie alla sua millenaria storia – spiegano – presenta un patrimonio sotterraneo di notevole interesse costituito da cavità artificiali che localmente sono conosciute come gli Ipogei di Agrigento: sono essenzialmente strutture cunicolari scavate dall’uomo, in periodi diversi, nella stessa roccia con la quale sono stati edificati i monumenti della città e buona parte del suo centro storico: cavità meandriformi, pozzi e grandi cameroni scavati nella calcarenite giallastra al di sotto dell’antico centro di Akragas e sotto lo splendido paesaggio della Valle. Le fonti storiche fanno risalire al 480 a.C. il periodo in cui vennero iniziati i lavori di realizzazione di queste strutture ipogee, ossia quando nell’antica Akragas giunsero, dopo la battaglia di Imera, un elevatissimo numero di schiavi cartaginesi impiegati nei lavori più massacranti quali appunto il taglio delle pietre e la costruzione dei condotti sotterranei. Alcuni ipogei, come quelli presenti nella zona del Santuario Rupestre di Demetra ed altri ancora presenti nel centro storico, si pensa siano stati realizzati in epoche addirittura precedenti.
La maggior parte di queste cavità, per tipologia, ubicazione e sviluppo planimetrico, furono realizzate per assolvere all’atavico fabbisogno di acqua, tipico delle nostre terre: altre cavità, caratterizzate dalla forma spiccatamente tronco-conica, vennero sfruttate per immagazzinare derrate alimentari mentre altre come vere e proprie cave sotterranee di conci di calcarenite. A questa ultima tipologia è assimilabile la più imponente cavità presente nel sottosuolo agrigentino, l’ipogeo del Purgatorio o Labirinto, così chiamato per le particolari geometrie che caratterizzano questo sistema che consta di ambienti scavati secondo il sistema a camere e pilastri. Molti sono i casi in cui da una originaria tipologia si passava, con ulteriori riadattamenti, ad una tipologia diversa in periodi successivi. Queste cavità vennero massicciamente rivalutate durante il periodo bellico della prima e seconda guerra mondiale, quando durante i bombardamenti vennero sfruttate come rifugi, soprattutto durante le incursioni aeree.
