Sicilia, Miccichè: ”Svolta digitale o tutto sarà vano”

“Da questa finanziaria ho imparato tante cose, innanzitutto ho capito che la pubblica amministrazione in Sicilia, ma non solo, non e’ preparata, non e’ smart e che urge un cambio generazionale. Nei Palazzi si ragiona in modo analogico, il mondo invece e’ digitale, la Sicilia e’ indietro”. Smaltite le tossine della manovra finanziaria, Gianfranco Micciche’ pensa gia’ al domani. E lo fa consegnando all’ANSA alcune riflessioni e qualche amarezza dopo la maratona in aula. “Sa cosa ho fatto appena sveglio? Ho aperto il sito dell’Ars: ho constatato che non c’era neppure una riga d’informazione sulla finanziaria. Qualche anno fa mi sarei chiesto se fossero state gia’ pronte le carte per firmare la legge: ecco, questo e’ il punto”. E invece? “Ci sono dei riti senza piu’ senso, questa manovra e’ fatta da oltre mille pagine, mi tocchera’ firmarle una per una e in quattro copie: non e’ piu’ tempo, cosi’ non stiamo dietro al cambiamento”. Il pensiero torna alla finanziaria.

“Abbiamo destinato un capitolo alla scuola, stanziando un bel po’ di fondi, benissimo. Un attimo pero’: ma se il 50% dei siciliani, come sostiene l’Istat, non ha un pc o un tablet, e quindi non ha una connessione Internet, come classe politica dobbiamo porci delle domande e intervenire senza esitazioni”. Come? “Penso alla prossima manovra, il governo l’ha chiamata della ‘ricostruzione’: mi piace. E allora dobbiamo varare norme per adeguare la Sicilia ai tempi. Quello che e’ accaduto per la cassa integrazione in deroga e’ emblematico; ho letto attacchi feroci all’assessore Antonio Scavone, ma che colpe dirette ha? Il problema e’ strutturale e infrastrutturale: dobbiamo investire nella tecnologia e nel cambio generazionale, non c’e’ niente da fare”. Micciche’ parte da un assunto. “Sono stato a Milano nella sede di Google, in Europa l’eta’ media del personale e’ 28 anni; tornato a Palermo mi sono fatto consegnare gli elenchi del personale della Regione. Sa quanti anni ha il piu’ giovane? 51. Eppure quando il presidente Musumeci parla di assunzioni ci accusano di essere spreconi: basta”. D’obbligo altro riferimento alla finanziaria, 1,5 miliardi per imprese e famiglie. “Tante belle misure, ma la domanda e’: in quanto tempo le famiglie e le imprese potranno usufruirne? Potranno essere utilizzate queste risorse? L’emergenza Covid ci ha insegnato che dobbiamo agire in modo diverso, non possiamo rimanere quelli di ieri”. Ma la classe politica e dirigenziale e’ adeguata?

“Quando si entra all’Ars, automaticamente, e’ come piombare nel passato, non lo dico per denigrare quel Palazzo che adoro ma per stimolare. Noi continuiamo li’ dentro a essere analogici, mentre il mondo e’ digitale. Proprio noi politici dobbiamo essere digitali per primi. L’assenza d’informazione sulla finanziaria nel sito internet dell’Ars da’ il segno di questo ragionamento: siamo ancora analogici, se non ci adeguiamo rimarremo indietro. SI pensi che altre amministrazioni stanno peggio di noi”. In questo senso, Micciche’, chiama a raccolta tutto il Parlamento, a partire dal disegno di legge sulla semplificazione e sburocratizzazione, in commissione martedi’ prossimo. “Su questo ddl mi battero’ a mille all’ora: se c’e’ la legge la devo rispettare, non mi deve autorizzare nessuno. E’ illogico”. E avverte. “So bene che con i nostri poteri la legge che approveremo all’Ars potra’ cambiare ben poco, ma proprio per questo voglio che si inseriscano norme fortemente provocatorie, cosi’ quando lo Stato la impugnera’ affronteremo il tema davanti alla Corte costituzionale. Non esiste piu’ il concetto di semplificazione, tentare di semplificare un metodo sbagliato e’ un errore”. Quindi l’appello in pieno stile Micciche’: “Bisogna violentare lo Stato”. (ANSA)