Sono quattro i ragazzi, tutti minori di Termini Imerese, presunte vittime del prete che dall’Umbria chiedeva loro video e foto hard, finito arrestato insieme alla madre di uno dei ragazzi. “Se contatti questa persona – era il passaparola tra i minori – lui ti da’ i soldi se ti masturbi”. Le indagini sono iniziate tra maggio e luglio del 2020. La misura di custodia cautelare, disposta dal gip di Palermo Fabio Pilato, e’ stata eseguita ieri. Il sacerdote e’ stato arrestato e si trova nel carcere di Spoleto mentre la madre di una delle vittime e’ agli arresti domiciliari. Domani si svolgeranno gli interrogatori di garanzia. Il sacerdote – che sara’ sentito da remoto dal carcere di Spoleto – e’ difeso dall’avvocato Renato Vazzana. La donna e’ difesa dall’avvocato Giuseppe Mina’ di Termini Imerese.
Sono una decina episodi di “autoerotismo” indotto a minori (all’epoca) in cambio di denaro contestati al sacerdote: Tutti accaduti tra maggio e luglio di quest’anno. I minori coinvolti sono quattro tutti nativi di Termini Imerese. Al sacerdote, 62 anni, di Caltavuturo ma residente a San Feliciano Magione (Perugia) arrestato ieri e detenuto nel carcere di Spoleto viene anche contestato il reato di detenzione di materiale pedopornografico che ritrarebbe uno dei 4 minori Alla madre, 51 anni, di uno dei ragazzini e detenuta ai domiciliari viene invece contestato di avere indotto e sfruttato la Prostituzione del figlio e favorito quella degli altri ragazzini. Severo il giudizio del gip di Palermo, Fabio Pilato, che ha emesso la misura cautelare: “la gravita’ della condotta, connotata da una evidente abitualita’, rivela gia’ l’indole criminosa del sacerdote, che ha dimostrato di essere in bali’a dei propri impulsi sessuali, e totalmente privo di poteri di autocontrollo che notoriamente dovrebbero connotare un individuo, tanto piu’ animato da un’apparente fede religiosa”. Sono due, in particolare, gli episodi riportati dal gip a sostegno della misura di custodia cautelare in carcere: “La conferma di questo aspetto della personalita’ – afferma il gip che accolto la tesi sostenuta dalla Procura di Termini Imerese – proviene da due episodi specifici, dove il parroco ha dimostrato di non saper anteporre alcun freno inibitore ai desideri compulsivi nutriti: il primo e’ costituito da una conversazione in cui pur dinanzi al malessere del minorenne che prospettava l’esigenza di prendere dei farmaci, non ha esitato a richiedere ugualmente l’esibizione sessuale tramite videochiamata; il secondo si riferisce all’atteggiamento tenuto con un altra vittima quando, pur dinanzi al pericolo di essere denunciato qualora non avesse ricevuto del danaro, l’indagato non ha disdegnato la possibilita’ di ricevere un video dal ragazzo che lo minacciava. In tale ultimo frangente (l’indagato) , pur spaventato dall’idea che il giovane potesse rivolgersi alle Forze dell’Ordine ha continuato – sostiene ancora il giudice – nel gioco perverso e cercato di stimolare i sensi di colpa del minore rammentando gli aiuti economici forniti in passato per venire incontro alle difficolta’ economiche familiari”.(AGI)

