“Nel bosco e di preghiere”, poesie dedicate alle vittime della mafia nel nuovo libro di Strinati

In libreria il nuovo libro di Fabio Strinati, dal titolo: “Nel bosco e di preghiere”. ‘Poesie dedicate ai caduti per mafia’. Si tratta dell’opera più matura ed impegnata del poeta e compositore marchigiano. Una poesia è dedicata al sindacalista Paolo Bongiorno, di Cattolica Eraclea, ucciso dalla mafia a Lucca Sicula il 27 settembre del 1960.

Avere a cuore il bene e la giustizia è un immenso valore. Dovremmo tutti impegnarci a essere cittadini onesti e consapevoli, anche se spesso la società nasconde trame oscure, dove il male si annida, creando facili inganni e spietati accadimenti. Uno di questi mali ben radicati è la mafia che negli anni ha lasciato profonde ferite, impossibili da dimenticare. Tante sono state le vittime, vite spezzate troppo presto, che hanno lasciato famiglie, amici e conoscenti logorati da un dolore che non si spegnerà mai. Fabio Strinati è da sempre un poeta sensibile a ciò che accade nel mondo, il suo sguardo indaga in profondità, cerca di dare risposte alle ombre irrisolte del sistema. Condivido il paragone di Stefano Burbi, che ha curato la prefazione del libro “Nel bosco e di preghiere”, con l’“Antologia di Spoon River” del poeta statunitense Edgar Lee Masters, pubblicata tra il 1914 e il 1915. Le sue epigrafi diedero voce agli abitanti scomparsi nell’immaginario paesino di Spoon River, sepolti nel cimitero locale. Il poeta mirava a descrivere la vita raccontando le vicende di un microcosmo. Nel caso di Strinati, è il poeta che si assume il compito di dare voce alle vittime della criminalità organizzata, ponendosi con infinito rispetto, valorizzando la loro umanità. Una scelta sicuramente apprezzabile quella del giovane scrittore e compositore marchigiano, che si affida alla sacralità della poesia per ricordare e raccontare fatti di cronaca, senza perdere la speranza per il futuro.

E’ il compositore e direttore d’orchestra fiorentino Stefano Burbi a curare la prefazione del nuovo libro di Fabio Strinati, poeta e compositore marchigiano. Stefano Burbi, azzarda il paragone con l’“Antologia di Spoon River” del poeta statunitense Edgar Lee Masters, pubblicata tra il 1914 e il 1915. Le sue epigrafi diedero voce agli abitanti scomparsi nell’immaginario paesino di Spoon River, sepolti nel cimitero locale. Il poeta mirava a descrivere la vita raccontando le vicende di un microcosmo. Nel caso di Strinati, è il poeta che si assume il compito di dare voce alle vittime della criminalità organizzata, ponendosi con infinito rispetto, valorizzando la loro umanità. Una scelta sicuramente apprezzabile quella del giovane scrittore e compositore marchigiano, che si affida alla sacralità della poesia per ricordare e raccontare fatti di cronaca, senza perdere la speranza per il futuro.