Ucraina, Onu teme 8,3 mln profughi: in 70mila hanno chiesto rifugio in Italia

E’ come se l’intera popolazione di una nazione grande come la Svizzera improvvisamente cercasse rifugio nei paesi vicini: secondo l’Onu entro l’anno potrebbero arrivare a 8,3 milioni le persone in fuga dal conflitto in Ucraina, una stima doppia rispetto alle previsioni iniziali. Saranno per il 90% donne e bambini, visto che gli uomini sotto i 60 anni non possono lasciare il Paese. Dal 24 febbraio, giorno dell’inizio dell’offensiva russa, 5,3 milioni hanno gia’ lasciato tutto da un giorno all’altro, un esodo che non si vedeva dalla Seconda guerra mondiale. Altri 7,7 milioni sono gli sfollati interni. Oltre la meta’ di chi e’ uscito dal Paese, 2,9 milioni di persone, e’ accolto in Polonia. In Italia, gli ultimi dati contano 101.204 persone che hanno varcato il confine. Sette su 10 hanno hanno chiesto una forma di protezione, secondo il Viminale: di questi 65mila hanno fatto domanda per la protezione temporanea Ue, attivata per la prima volta proprio con i profughi dall’Ucraina, una piccola percentuale ha fatto richiesta di asilo, protezione speciale o altro.

Si tratta di un passaggio necessario per ottenere una forma di sostentamento, visto che con il passare dei giorni e’ ormai chiaro che la maggior parte non potra’ fare ritorno a casa in poco tempo. La maggioranza degli ucraini in fuga e’ stata accolta da parenti e conoscenti, contando su una mobilitazione eccezionale, poi c’e’ una quota ospitata dagli enti del Terzo settore e 10mila sono inseriti nella rete Cas (Centri di accoglienza straordinaria) e Sai (Sistema di accoglienza e integrazione). I minori non accompagnati sono poco piu’ di tremila: 2.600 vivono con familiari, circa 500 nelle strutture apposite. In confronto a Paesi piu’ esposti, come la Polonia, e anche la Germania, i numeri ridotti, ma si tratta di situazione che genera l’allarme nei sindaci. E’ necessario potenziare l’accoglienza “per non andare in tilt”, ha detto il sindaco di Prato, delegato immigrazione dell’Anci alla Camera durante un’audizione.

“L’emergenza in corso vede un flusso di donne, anziani e bambini, categorie tutte particolarmente volturabili” ed “e’ difficile – ha osservato – ci sia uno scenario di breve durata”. Per questo, secondo l’Anci in primo luogo e’ necessario aumentare i posti Sai: e’ stato deciso di finanziare 4.350 posti per le categorie ordinarie da dedicare ai profughi ucraini, ma “siamo abbondantemente oltre il doppio”, da qui la richiesta di almeno 3mila posti in piu’ per le situazioni piu’ complesse, minori e persone con necessita’ di assistenza sanitaria. Contemporaneamente i Comuni chiedono un “fondo straordinario” da 230 milioni per l’accoglienza dei minori non accompagnati, spesso bambini molto piccoli.

Il principio e’ stato recepito da un emendamento della maggioranza all’ultimo decreto: “Bene l’impianto, c’e’ da lavorare sulle cifre”, ha detto Biffoni. In ultimo, i sindaci hanno avanzati dubbi, temendo ulteriori oneri, sui 15mila posti extra dell’accoglienza diffusa, da attuare mediante i Comuni e gli enti del Terzo settore, per i quali la Protezione civile ha raccolto fino al 22 aprile le manifestazioni di interesse. Si tratta di un passaggio necessario, per come e’ stato disegnato l’impianto dell’accoglienza, perche’, tra l’altro c’e’ la necessita’ di trovare una sistemazione alternativa per le persone attualmente ospitati negli alberghi. La commissione di valutazione costituita dal capo del Dipartimento Fabrizio Curcio, a giorni dovra’ ultimare le verifiche sui requisiti. Lo stesso timing viene fissato per la piattaforma per il contributo a chi ha trovato una sistemazione autonoma, necessaria per erogare il contributo individuale da 300 euro al mese per tre mesi per gli adulti (150 per i bambini) per 60mila persone al massimo. (ANSA)