21 Febbraio 2024
Cronaca

In Sicilia crescono i ”vignaioli garagisti” del terzo millennio

Anche in Sicilia si ritagliano una fetta di mercato i vignaioli garagisti del terzo millennio. La definizione dei vini da garage nasce in Francia negli anni ’80 del secolo scorso e descrive giovani vigneron che, con pochi mezzi e molte idee, davano vita a vini nuovi, a volte eccentrici, sempre stimolanti, lavorando su pochi quintali di uva, spesso in cantine improvvisate e costruite dal nulla, con attrezzature minimali e tanta, tanta passione. “Quarant’anni dopo, lo stesso spirito rivoluzionario anima sempre più persone che anche in Sicilia sperimentano ed interpretano i vitigni autoctoni, in modo stimolante, colto, sempre in dialogo intelligente con le tradizioni, fuori dalle doc, docg e dalle etichette in generale, vissute come retaggi passati”, osserva il giornale on line Cronachedigusto.it. diretto da Fabrizio Carrera.

Il giornale racconta la storia di cinque “vignaoli fuori dagli schemi”. La prima è Clara Vitaggio, la nuova enfant prodige del vino garage siciliano. Meno di trent’anni, di Marsala in provincia di Trapani, studentessa in enologia, esordisce con la sua prima vendemmia con tre vini: Grillo, Zibibbo secco e Nero d’Avola. Il secondo nome viene da Milo, Etna, ed è una donna anche lei: Gloria di Paola. Architetto, guida naturalistica e tecnico luci. Il terzo è Stefano Ientile, con vigneto a Montevago, al confine tra Palermo ed Agrigento. E ancora Carmelo Cappello, a Vittoria, in provincia di Ragusa, 300 bottiglie, non una di più. Ultimo, non certo per importanza, garagista anche nel look, Calogero Caruana, dopo studi ed esperienze in Toscana, torna a Montallegro, in provincia di Agrigento, per cimentarsi con l’uva bianca meno cool dell’Isola: l’inzolia (ANSA)