“Siamo qui per rendere omaggio a Pio La Torre e Rosario di Salvo e per rimarcare la nostra identità, ma anche per lanciare un grido d’allarme sullo stallo nella battaglia contro Cosa nostra e nella lotta alla corruzione e al malaffare, se si escludono le meritorie iniziative di magistratura e forze dell’ordine”. Lo ha detto il segretario della Cgil Sicilia, Alfio Mannino, partecipando a Palermo alla cerimonia per il 44esimo anniversario dell’omicidio per mano mafiosa di Pio La Torre e Rosario Di Salvo. “Le istituzioni, cosa grave – ha aggiunto il sindacalista – stanno dimostrando di non stare dalla parte della legalità e della trasparenza, nel momento in cui smantellano strumentazione e istituti che hanno consentito successi nella lotta mafia. E la politica regionale si mostra subalterna se non addirittura accondiscendente”. Secondo Mannino è “evidente che ci sono ancora dinamiche da scardinare, come quelle che legano la mafia e il suo modo sporco di fare impresa alla burocrazia e alla politica”.
“E’ un sistema, dunque – ha osservato il segretario della Cgil siciliana – che deve cambiare e perché questo accada è necessario il protagonismo e la capacità di mobilitarsi delle forze sane della società, dell’associazionismo democratico dei giovani. La Torre è stato un personaggio straordinario, protagonista e interprete di una stagione altrettanto straordinaria che ha segnato importanti passi in avanti nella lotta contro la mafia. E’ in quegli anni – ha ricordato Mannino – che il fenomeno ‘mafia’ acquista definizione e identità, uscendo da un magma indistinto in cui proliferava, e viene colpito nei patrimoni e negli arricchimenti illeciti con l’importante arma delle confische. Ma questa è storia, importantissima memoria. Adesso la lotta contro la mafia deve essere proiettata nel presente e nel futuro. E’ innegabile il ruolo della politica, un ruolo che purtroppo finora è stato opaco.
Le istituzioni – ha sottolineato il sindacalista – devono dire con chiarezza da che parte stanno, perché finora con le azioni compiute sembrano proprio stare dalla parte sbagliata”. “La battaglia per la legalità e contro la mafia – ha concluso Mannino – è doverosa per chi rappresenta il mondo del lavoro, che viene danneggiato profondamente dalle logiche del favore, dalle pratiche di corruzione, che indirizzano risorse anche pubbliche in tasche criminali sottraendole alla collettività, dall’illegalità che diventa anche illegalità sul lavoro”. (ANSA)
