San Calogero, tra i santi piu’ venerati della tradizione popolare siciliana, rappresenta ancora oggi un simbolo del profondo legame storico e culturale tra le due sponde del Mediterraneo. “San Calogero arriva da Cartagine ed e’ festeggiato in Sicilia, e in particolare ad Agrigento, da oltre cinque secoli. Calogero, dal colore arabo, era un taumaturgo e la sua storia testimonia un’antica connessione tra il Nord Africa e la Sicilia”, ha dichiarato ad “Agenzia Nova” Lello Casesa, presidente del gruppo folkloristico Val d’Akragas e rappresentante culturale della citta’ dei Templi. Fondato nel 1937, il Val d’Akragas e’ una delle piu’ antiche compagnie folkloristiche siciliane ed e’ riconosciuto dall’Unesco per l’impegno nella valorizzazione e nella diffusione del patrimonio musicale e coreutico dell’isola. “Oltre 300 persone hanno partecipato all’incontro dedicato a San Calogero, ospitato presso la Biblioteca comunale – Officina delle tradizioni popolari di Agrigento, un appuntamento che ha anticipato i festeggiamenti in onore del santo e che ha richiamato cittadini, associazioni e rappresentanti delle istituzioni”, spiega Casesa a “Nova”.
Secondo il rappresentante culturale, la figura di San Calogero offre anche l’occasione per riflettere sull’attualita’ delle relazioni tra Italia e Tunisia. “E’ importante ricordare quanto sia forte il legame tra le due sponde del Mediterraneo. La Sicilia rappresenta la porta d’Europa e Agrigento, attraverso Lampedusa, e’ il territorio che piu’ di ogni altro incarna questo rapporto con la Tunisia e con il Nord Africa”, ha osservato Lello Casesa. In questo contesto, il presidente di Val D’Akragas richiama anche il valore strategico del Piano Mattei. “Il Piano Mattei costituisce senza dubbio un’importante opportunita’ di sviluppo, di crescita economica e culturale. Le tradizioni e la storia condivisa dei due popoli possono diventare un punto di forza per consolidare la cooperazione economica, sociale e culturale tra Italia e Tunisia”, ha affermato Casesa. La tradizione attribuisce a San Calogero origini cartaginesi. Venerato come protettore dei malati e degli ultimi, il santo avrebbe lasciato Cartagine per sfuggire alle persecuzioni religiose, attraversando il Mediterraneo fino a sbarcare nei pressi dell’antica Lilibeo, l’attuale Marsala, per poi ritirarsi come eremita nelle grotte e sui monti della Sicilia. Il legame con la citta’ nordafricana, allora parte dell’Impero romano, avrebbe contribuito anche alla sua tradizionale raffigurazione come “santo nero”.
Le origini cartaginesi sono ricordate anche nelle lodi dedicate al santo, attribuite nel IX secolo al monaco Sergio del monastero di Fragala’. Una devozione che continua a tramandare un patrimonio immateriale considerato tra gli elementi piu’ rappresentativi dell’identita’ culturale agrigentina. L’iniziativa, promossa dal Comitato per le tradizioni popolari insieme alla famiglia Casesa, si e’ aperta con la tradizionale benedizione del pane, offerto da numerose famiglie agrigentine, uno dei riti piu’ sentiti della devozione a San Calogero e simbolo di condivisione e solidarieta’. Nel corso della serata si sono alternati interventi dedicati agli aspetti storici, religiosi e antropologici della festa, accompagnati da momenti musicali, tra cui l’esibizione del musicista Tom Sinatra. Tra i momenti piu’ significativi dell’incontro, la partecipazione del direttivo dell’Associazione portatori di San Calogero, che ha consegnato targhe commemorative ai portatori distintisi per il loro impegno nella tutela della tradizione. La manifestazione si e’ conclusa con l’intervento del sindaco di Agrigento, Michele Sodano, che ha ribadito il valore identitario della festa di San Calogero quale autentica espressione del patrimonio culturale cittadino, prendendo poi parte, insieme al gruppo folkloristico Val d’Akragas, a un momento musicale. (Agenzia_Nova)
