Goletta Verde arriva in Sicilia e come prima azione della tappa srotola lo striscione Giù le mani dalla costa per porre l’attenzione sul tema dell’erosione costiera che sta “mangiando” le spiagge dell’isola, sull’eccessiva cementificazione e sugli impatti che la crisi climatica sta avendo sui litorali e i comuni costieri. Tutti temi al centro del nuovo dossier Coste siciliane alla deriva, con cui Goletta Verde apre il primo giorno di tappa in Sicilia, scattando una fotografia puntuale e avanzando cinque proposte che mettano al centro politiche di mitigazione e adattamento. Le spiagge, soprattutto in un’isola, sono un patrimonio insostituibile non solo ambientale ma anche sociale ed economico, sottolinea Legambiente, bisogna stabilire un equilibrio ecologico dal quale dipendono attività economiche, coesione sociale e prospettive di sviluppo delle comunità costiere e dell’entroterra.
L’erosione costiera in Sicilia è un problema che è iniziato da decenni, non è un processo naturale, ma il risultato di scelte sbagliate che, nel tempo, hanno alterato il funzionamento degli ecosistemi costieri. Tra le cause c’è la cementificazione della fascia litoranea, la riduzione dell’apporto naturale di sedimenti da parte dei corsi d’acqua, la costruzione di porti e opere marittime che interrompono il trasporto litoraneo della sabbia e la realizzazione di interventi di difesa costiera privi di una pianificazione riferita all’intera unità fisiografica. Da non dimenticare che oggi le spiagge sono occupate anche da stabilimenti balneari, infrastrutture e attività commerciali che, pur insistendo su aree demaniali, riducono gli spazi di libera fruizione e aumentano la pressione su ambienti già estremamente fragili. Uno dei problemi è che l’aumento dell’edilizia costiera ha superato la capacità dei territori, e questo è un effetto dovuto anche al turismo stagionale e delle seconde case. In questo modo si massimizza il valore immobiliare nel breve periodo, che però trasferisce i costi ambientali e infrastrutturali sulla collettività.
Capo d’Orlando incarna perfettamente la corsa alla saturazione di ogni spazio retro-spiaggia, che altera per sempre le dinamiche naturali di resilienza del litorale. Il fenomeno pone seri interrogativi etici ed economici su un territorio di soli 14,56 km². La densità abitativa attuale (circa 896 ab./km² sulla popolazione 2024/2025) è 2,3 volte più alta della media nazionale dei comuni costieri (circa 396 ab./km²). Quella potenziale, calcolata sulla base della volumetria residenziale esistente, sale a 2.600 ab./km² (6,5 volte la media nazionale). Questo modello massimizza il valore fondiario privato tramite il consumo intensivo di suolo ed esternalizza sulla collettività i costi ambientali (rischio idrogeologico) e il sottodimensionamento dei servizi pubblici. La saturazione della fascia litoranea, con la costruzione di edifici e relative infrastrutture viarie a breve distanza dalla battigia, degrada l’ambiente costiero provocando alterazione irreversibile del paesaggio, esposizione al rischio erosione, induzione della necessità di opere di difesa, inquinamento delle acque di balneazione.
Fino ad oggi sono stati spesi 72,4 milioni di euro di fondi pubblici senza rimuovere alcuna causa dell’erosione per interventi in un tratto di 10 km di costa ionica messinese. Fondi spesi per danni causati da mareggiate, dall’uragano Harry, per ricostruire strade ma che non hanno risolto la situazione di degrado. Per Legambiente questo modello, che difende l’intervento puntuale ed emergenziale rispetto alla pianificazione di lungo periodo, non funziona e ogni nuovo intervento rischia di inserirsi nello stesso ciclo, rafforzandone la logica invece di interromperla.
“Le spiagge siciliane hanno bisogno di un modello che guardi al futuro e non di interventi emergenziali che non risolvono le cause dell’erosione – dichiara Tommaso Castronovo, presidente Legambiente Sicilia. Abbiamo formulato 5 proposte che serviranno ad intervenire sulle cause dell’erosione costiera e non sulle conseguenze. La fascia dei 150 metri dalla battigia deve essere tutelata in modo effettivo e uniforme, senza eccezioni che ne indeboliscano l’applicazione. È necessario avviare una politica di arretramento progressivo delle infrastrutture esposte. Devono essere privilegiate soluzioni reversibili e adattabili, evitando infrastrutture rigide che alterano i processi naturali. Le infrastrutture a ridosso della battigia devono essere ripensate, privilegiando sistemi arretrati e integrati con le direttrici principali dell’entroterra. E infine è fondamentale ripristinare, dove possibile, il trasporto naturale dei sedimenti compromesso dalle sistemazioni idrauliche e dalle infrastrutture. Solo attraverso un modello che sia pensato per il lungo termine abbiamo speranza di contenere e magari migliorare la situazione degradata delle coste dell’isola”.
Nel report Legambiente ricorda anche come in occasione del ciclone Harry, le spiagge non occupate da strutture rigide hanno retto l’impatto delle onde senza subire alcun danno significativo. Esemplare è il caso di Nizza di Sicilia, dove il lungomare è sufficientemente arretrato da lasciare spazio alla dissipazione delle onde. Qui la spiaggia è tornata a essere come prima del ciclone, come ha osservato il professor Giovanni Randazzo, docente di dinamica dei litorali presso l’Università di Messina e nuovo presidente del Gruppo Nazionale per la Ricerca sull’Ambiente Costiero (GNRAC).
“Quando parliamo di erosione costiera la strategia che dobbiamo mettere in atto non è difesa a ogni costo ma l’adattamento – dichiara Laura Brambilla, portavoce di Goletta Verde. Goletta Verde è una campagna che si occupa della tutela delle coste a 360°, dalla depurazione alla crisi climatica, passando per l’energia rinnovabile e l’erosione costiera. Solo se accettiamo le conseguenze della crisi climatica, della cementificazione selvaggia delle coste, della pesante antropizzazione delle spiagge, soprattutto nella stagione estiva, e ci adattiamo alle conseguenze che hanno sulla costa possiamo pensare di arginare il problema dell’erosione. Dobbiamo adottare con urgenza efficaci politiche di mitigazione, promuovendo e sostenendo gli investimenti necessari ad accelerare la transizione energetica basata sulle fonti pulite e rinnovabili”.
Questi i temi dell’incontro che si terrà questa sera alle ore 21.00, presso la Sala Meeting del Sestante Marina Hotel, porto di Capo D’Orlando, dove verrà presentato il dossier “Coste siciliane alla deriva” alla presenza di Franco Ingrillì, sindaco del Comune di Capo D’Orlando, Arch. Giuseppe Mangano, direttore “Porto Turistico di Capo D’Orlando S.p.A”, Salvatore Gurgone, presidente Circolo Legambiente Nebrodi, Laura Brambilla, portavoce Goletta Verde, Tommaso Castronovo, presidente Legambiente Sicilia e Salvatore Granata, Osservatorio sull’erosione delle spiagge della provincia di Messina.

