
”I pochi dati incompleti e parziali che abbiamo ricevuto – afferma la deputata Claudia La Rocca – bastano a far capire che i beneficiari di questo canone irrisorio erano le grandi multinazionali dell’acqua. Una di queste, infatti, estrae 238.545mc di acqua, a fronte dei 15.052mc di un’altra piccola impresa del settore”. Dall’entrata in vigore della legge di stabilità del 2013 una norma targata M5S ha portato i canoni per l’acqua estratta a 2 euro al metro cubo. “Un rospo difficile da ingoiare per Confindustria, dicono i pentastellati, che l’altro giorno ha portato alla commissione Attività produttive dell’Ars una proposta per riportare i canoni molto vicini a quelli ‘da saldo’: 30 centesimi al metro cubo”.
”Per sostenere la sua proposta – afferma Claudia La Rocca – Confindustria si fa scudo della crisi delle piccole imprese, ma è chiaro che il suo obiettivo è tutelare gli interessi delle multinazionali. Il M5S chiede un canone equo, che non avvantaggi le grandi multinazionali a dispetto delle piccole e medie imprese, una norma che si coniughi pure con il rispetto delle risorse del territorio siciliano”. Tra le pieghe delle carte in possesso dei deputati fa capolino un piccolo giallo: della stragrande maggioranza dell’acqua estratta da una multinazionale del settore non si conosce l’utilizzo. ”Dei quasi 240 milioni di litri estratti da questa impresa – spiega La Rocca – oltre 26 milioni risultano imbottigliati, oltre 22 milioni risultano ‘non imbottigliati, ma comunque utilizzati’. Nulla è dato di sapere sull’utilizzo degli altri circa 200 milioni di litri emunti”. Dalla ricerca del Movimento 5 stelle salta fuori anche una curiosità: fino al 2013 nessuno aveva provveduto a convertire i vari scaglioni di canoni da corrispondere in euro, costringendo il servizio regionale competente a fare di volta in volta le conversioni lira/euro per fare i conteggi con le imprese. (AdnKronos)

