Mafia: sindaco di Barrafranca indagato, Comune parte civile contro boss

Il Comune di Barrafranca (Enna) si costituira’ parte civile al processo con rito immediato contro il boss di Cosa nostra Raffaele Bevilacqua e i figli, che si apre il 23 febbraio prossimo. Il processo scaturisce dall’operazione “Ultra” della Dda di Caltanissetta che a luglio 2020 ha portato a 46 misure cautelari. Il sindaco di Barrafranca, Fabio Accardi, e’ tra gli indagati dell’operazione e, a fine agosto 2020 il ministero dell’Interno ha disposto la verifica, svolta da una apposita commissione prefettizia, per accertare eventuali infiltrazioni della criminalita’ organizzata, sul procedimento di formazione della volonta’ degli organi elettivi ed amministrativi.

Accardi, che in passato ha rivestito il ruolo di presidente della Srr di Enna, e’ stato intercettato al telefono con Raffaele Bevilacqua, con il quale, in videochiamata, ha intrattenuto una conversazione mentre era in compagnia di uno dei figli del boss. Secondo le accuse Accardi, che ha firmato la delibera di giunta con la quale si dispone la costituzione di parte civile al processo, avrebbe comunicato ai Bevilacqua il nome della ditta aggiudicataria del servizio di smaltimento dei rifiuti urbani di Barrafranca. Il titolare sarebbe poi stato costretto ad affittare un’area di proprieta’ di uno degli indagati, come deposito dei mezzi e avrebbe avuto pressioni per assumere persone vicine alla cosca. Per gli inquirenti, il sindaco Accardi non e’ da considerarsi “a disposizione” della famiglia mafiosa anche se avrebbe aggiornato il gruppo sulle procedure di gara e sugli aggiudicatari, accuse che ha sempre respinto.

Imputati al processo con giudizio immediato sono Raffaele Bevilacqua ed i tre figli, Flavio Alberto, Giuseppe Emilio e Maria Concetta, avvocatessa che secondo le accuse avrebbe incontrato nel suo studio legale di Barrafranca (En) gli affiliati della cosca ai quali avrebbe anche consegnato i messaggi del padre contenenti le indicazioni sulle attivita’ da svolgere e le iniziative da intraprendere che, insieme al fratello avrebbe anche preso parte a scelte e organizzato gli incontri tra gli affiliati ed il padre nell’appartamento di Catania dove questo risiedeva dal 2018. “Un percorso intrapreso dal Comune dovuto dal punto di vista civile – ha detto Accardi – sottolineando di non essere tra gli imputati del processo che si apre a febbraio – e morale. Sono sereno”. (AGI)