Manovra, gli emendamenti dell’intergruppo per i diritti degli animali

Dalla chiusura definitiva degli allevamenti di animali per ricavarne pellicce, al rifinanziamento del fondo per la fauna selvatica, alla creazione di un nuovo fondo per interventi straordinari contro il randagismo nel Mezzogiorno, alla riduzione dell’IVA su alimenti per animali e cure veterinarie. Sono le proposte contenute nel pacchetto di emendamenti alla legge di Bilancio messo a punto dall’Intergruppo parlamentare per i diritti degli animali e presentato oggi, alla Camera, dalla presidente on. Michela Vittoria Brambilla (Fi), dalla vicepresidente sen. Loredana De Petris (LeU) e dai componenti Gabriella Giammanco (Fi) e Gianluca Perilli (M5S). Scopo dell’iniziativa, hanno spiegato le parlamentari, è colmare un’evidente lacuna nel testo del governo, che non contiene misure per tutelare gli animali e promuoverne il benessere.

L’emendamento sugli allevamenti di visoni (10 quelli ancora attivi in Italia) prevede la chiusura definitiva, entro sei mesi, degli stabilimenti, la cui attività oggi è solo sospesa a causa della presenza del virus SarsCov2 tra gli animali; indennizzi e contributi alle imprese parametrati sul numero degli capi ancora presenti, sul fatturato dell’ultimo ciclo produttivo e sulle spese sostenute per la demolizione o la riconversione degli impianti; una corsia preferenziale per l’assegnazione di parte (5 milioni di euro) dei fondi del PNRR destinati all’agrivoltaico. Adottandolo, il Parlamento italiano seguirebbe l’esempio di altri 19 Paesi europei, da ultimo Irlanda e Francia. L’onere è peraltro modesto: circa 1 milione di euro. La seconda modifica assegna la stessa cifra, e alla cura e al recupero degli animali selvatici, incrementando il Fondo nazionale già esistente.

Il terzo emendamento istituisce un fondo ex novo, con una dotazione di due milioni l’anno nel prossimo triennio, per finanziare interventi straordinari di contrasto al randagismo nel Sud e nelle isole (Abruzzo, Molise, Campania, Basilicata, Calabria, Puglia, Sicilia e Sardegna), superando la ripartizione prevista dalla legge 281/1991 che riguarda tutte le Regioni indipendentemente dalla gravità del fenomeno nei singoli territori. Altri due emendamenti hanno il fine di ridurre gli oneri fiscali indiretti sui proprietari di animali d’affezione e perciò prevedono, indicando adeguate coperture, di portare al 10 per cento l’IVA sulle prestazioni veterinarie e sugli alimenti per gli animali d’affezione. Sono proposte da considerare attentamente, non solo come applicazione concreta del principio “one health” (salute unica per uomini e animali), di cui da tempo l’Organizzazione mondiale della Sanità si fa portavoce, ma anche quale strumento per stimolare il rilancio dell’economia.

“Nel predisporre gli emendamenti – ricorda l’on.Brambilla – abbiamo tenuto conto delle osservazioni delle associazioni e delle categorie interessate. Tra le proposte, tutte di buon senso, ce n’è una che non esito a definire di portata storica: quella che sancisce la chiusura definitiva degli allevamenti di animali da pelliccia. Chiuderli è etico, auspicabile per la salute umana, responsabile nei confronti dell’ambiente e sostanzialmente indifferente per la nostra economia. La sofferenza non va mai di moda, ma non è mai stata fuori moda come adesso: una ventina di Paesi europei hanno già detto basta all’allevamento di animali per ricavarne pellicce e molte case, anche tra le più famose, non ne vogliono più sapere. Il Parlamento non perda l’occasione per metter fine a questa vergogna”. Altro tema che l’ex ministro sottolinea con forza è quello degli eccessivi oneri a carico dei proprietari di animali d’affezione: il 40,2 per cento degli italiani, secondo il rapporto Eurispes 2021.

“Tagliare l’IVA sui prodotti e sui servizi necessari per mantenere un animale da compagnia è giusto e utile, in una fase storica in cui le famiglie annaspano e l’economia ha bisogno di rilancio. L’anno scorso – prosegue – abbiamo ottenuto dal governo l’impegno a “valutare l’opportunità di collocare le prestazioni veterinarie e la cessione degli alimenti per animali da compagnia nello scaglione d’imposta agevolata al 10 per cento. Ora torniamo alla carica per chiedere, avvicinandoci a modelli europei da seguire (come il 7 per cento praticato in Germania), che l’aliquota ridotta diventi realtà. Gli animali da compagnia non sono “un bene di lusso”, ma, a tutti gli effetti, veri e propri membri della famiglia. Di questo fatto occorre tener conto”. (askanews)