“Ho sentito che dovevo venire qui oggi a pregare, a compiere un gesto di vicinanza, ma anche a risvegliare le nostre coscienze perche’ cio’ che e’ accaduto non si ripeta. Era l’otto luglio 2013 quando papa Francesco, nell’omelia di Lampedusa, pronunciava queste parole. Sono trascorsi 9 anni e cio’ che accadde in quegli anni continua ad accadere: uomini, donne e bambini in fuga. Fratelli e sorelle in umanita’ continuano a morire nel Mediterraneo e non solo”. Lo ha detto, ricordando le parole del santo padre, l’arcivescovo di Agrigento: monsignor Alessandro Damiano. “Siamo caduti nella globalizzazione dell’indifferenza, continuava il papa. Ci siamo abituati alla sofferenza dell’altro, non ci riguarda, non ci interessa – ha proseguito il suo messaggio monsignor Damiano – , non e’ affare nostro. Ritorna la figura dell’Innominato di Manzoni, la globalizzazione dell’indifferenza ci rende tutti innominati, responsabili senza nome e senza volto. Su questa indifferenza risuona l’appello divino: dov’e’ il tuo fratello? Le nostre coscienze non sembra si siano svegliate, quanto diventate quasi cieche in seguito all’abitudine al peccato”. Nell’anniversario della visita del pontefice a Lampedusa, l’arcivescovo di Agrigento ricorda: “Non e’ emergenza, e’ movimento di popoli in fuga. Urge un sistema per una accoglienza degna, trasferimenti rapidi e vie legali d’accesso. Adesso!”. (ANSA).
