
Il patteggiamento di Toto’ Cuffaro (tre anni, di cui due e sette mesi gia’ scontati), per corruzione e traffico di influenze illecite in un’inchiesta sulla sanita’ siciliana, non era certo, perche’ la Gip Ermelinda Marfia avrebbe potuto rigettarlo, ritenendo la pena “non congrua”, cioe’ insufficiente, ma il giudice ha detto di si’, chiudendo la vicenda giudiziaria dell’indagato e ordinando la revoca degli arresti domiciliari, dove l’ex presidente si trovava da dicembre. Cuffaro risarcira’ con 15 mila euro l’azienda ospedali riuniti Villa Sofia-Cervello di Palermo e l’Asp di Siracusa. Inoltre scontera’ la pena residua ai servizi sociali e non sottoposto a custodia cautelare.
Questo nonostante i precedenti dell’ex presidente della Regione, che aveva gia’ trascorso in carcere quasi sei anni per una condanna rimediata nel processo sulle Talpe alla Procura di Palermo, sette anni per rivelazione di segreti delle indagini e favoreggiamento, reati entrambi aggravati dall’agevolazione di Cosa nostra. Fatti diversi, risalenti ai primi anni Duemila, e che non hanno inciso sulla decisione di oggi, in cui l’ex presidente della Nuova Dc, tornato in politica dopo la riabilitazione, era tornato a commettere illeciti, “aggiustando” un concorso per la stabilizzazione di operatori sociosanitari nell’azienda ospedaliera palermitana Villa Sofia-Cervello e anche intervenendo su alcuni appalti dell’azienda sanitaria di Siracusa, relativi ai servizi di lavanderia e ausiliariato, fatti per cui rispondeva di traffico di influenze illecite.
Cuffaro sarebbe cioe’ rientrato in politica allo scopo di condizionare pubbliche gare e affari, ma il tribunale del riesame (e in parte la Cassazione) erano intervenuti pesantemente, partendo da un problema tecnico, l’utilizzabilita’ delle intercettazioni e azzerando una serie di vicende, tra quelle contestate. Le ipotesi iniziali erano infatti molto piu’ numerose e cosi’ anche il numero degli indagati, ragion per cui i pm Andrea Zoppi e il coordinatore del suo gruppo in Procura, Gianluca De Leo, avevano preferito concentrarsi su alcuni episodi su cui il tribunale del riesame aveva messo una sorta di sigillo, confermando le tesi dell’ufficio inquirente diretto da Maurizio de Lucia. Avevano cosi’ anche accolto la richiesta di patteggiamento avanzata dai legali dell’ex governatore, gli avvocati Marcello Montalbano e Giovanni Di Benedetto. (AGI)
