
PALERMO (ITALPRESS) – La necessità di “riattualizzare l’autonomia“ alla luce dei cambiamenti istituzionali europei e nazionali, rilanciando una nuova stagione costituente per la revisione dello Statuto siciliano. È il tema al centro della riflessione di Ruggero Razza all’Italpress, deputato europeo del gruppo FdI-ECR, in occasione degli 80 anni dello Statuto siciliano.
“Oggi – spiega – c’è l’esigenza di riattualizzare l’autonomia rispetto a un percorso di interpretazione che ha svuotato molto del contenuto dello statuto autonomistico” e di farlo “in un momento in cui si verificano due eventi che ci devono invitare a riflettere“. Il primo è l’attuazione dell’articolo 116 della Costituzione da parte delle regioni a statuto ordinario, che “allinea verso l’alto anche delle regioni che partono da una posizione di maggiore forza rispetto al dato socio-economico”.
Dall’altro, “la riforma delle politiche di coesione e di integrazione dell’Unione Europea che portano a spostare l’asse delle decisioni da una centralità che avevano prima le regioni verso una nuova centralità dello Stato”.
L’idea è quella di “utilizzare la riforma dello statuto autonomistico anche per dare forza a un processo costituente che diventi in qualche misura vincolante sulla posizione del Governo italiano rispetto all’Unione Europea”. Tra i poteri che la Sicilia potrebbe recuperare o ridefinire in una riforma dello Statuto ci sono quelle materie che negli anni sarebbero state attratte nella competenza statale.
“È necesario riaffermare alcuni principi di gestione degli enti di area vasta e del governo di alcune aree – sottolinea Razza -, penso ai porti che originariamente erano previsti anche dallo Statuto autonomistico e che oggi sono attratti tutti dalla competenza dello Stato o ad alcune materie di carattere meramente economico come le attività produttive, riaffermarlo in una norma statutaria consentirebbe di superare gli interventi che nel frattempo si sono verificati”.
Particolare attenzione viene poi dedicata anche alla “dimensione internazionale”. “La nostra Costituzione giustamente affida allo Stato la possibilità di gestione dei rapporti internazionali”, ma “una norma statutaria eletta al rango costituzionale” che “ricostruisca attorno alla Regione una propria possibilità di dialogo diretto con gli altri Stati, con gli altri Paesi, penso al grande tema del Mediterraneo, potrebbe dare molto di più dal punto di vista dell’autonomia della Sicilia per creare progetti di investimento, di partenariato e di cooperazione”.
Da qui nasce anche il concetto di “Next Sicilia”, esplicitamente collegato al Next Generation EU. “Oggi noi parliamo di una Regione che cresce più delle altre perché c’è stato il combinato disposto dell’intervento ordinario di coesione che viene dall’Unione Europea e poi l’iniezione che viene dal PNRR”.
E “mi piaceva quest’idea della Next Sicilia perché è una Sicilia che vuole andare avanti, si pone una sua strategia internazionale: è come dire che l’autonomia per funzionare deve iniziare a parlare inglese”. Nel rapporto con Bruxelles, viene ricordato il ruolo del Comitato delle Regioni, organismo consultivo dell‘Unione Europea nel quale “la Sicilia è fortunata perché è rappresentata dal presidente del suo Parlamento, dal presidente Gaetano Galvagno”.
Tuttavia, secondo questa visione, “in una revisione dello Statuto anche l’Assemblea regionale siciliana potrebbe diventare un interlocutore diretto, certamente potrebbe farlo il governo della Regione”. Alla domanda sulle condizioni politiche per avviare questa revisione dello statuto, la risposta è netta: “Io penso che ci siano le condizioni perché c’è un desiderio anche da parte di molti altri Paesi. Un esempio per tutti: rispetto all’opzione di centralizzazione delle decisioni che viene dalla Commissione europea c’è un’opposizione netta della Germania, dove c’è una tradizione con i Lander che sono regioni molto autonome, come noi immaginiamo la Sicilia, che invece hanno una gestione e un contatto e una collaborazione diretta anche con la Commissione europea”.
Secondo Razza, ciò che è mancato negli anni è stata soprattutto “la volontà politica”. “Quello che è mancato è la spinta riformatrice – ribadisce – tutti si sono posti il tema di attuare lo Statuto nelle parti non realizzate, quando non ci si è resi conto, lo dico più da giurista che da uomo politico, che tante delle cose che non potevano essere attuate perché le regole del diritto non lo consentivano più. Questa voglia di superamento attraverso un momento di riscrittura dello Statuto secondo me è mancata. Anche per questo penso che in questa coda finale di legislatura si possano fare ben poche cose. Certamente si può dare un impulso con la modifica dei regolamenti parlamentari, e questo lo sta già facendo il presidente dell’Assemblea regionale. Probabilmente ci dovrebbe essere una sorta di commissione costituente. Sarebbe bello che la prossima volta la commissione Statuto del Parlamento regionale si trovi un lavoro già fatto alle spalle e allora questo anno può non andare perduto”, conclude.
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