Una storia di resistenza, miniere e mare unisce la Tunisia di Gafsa alle coste di Lampedusa. È questo il cuore di “Amhed di Redeyef”, spettacolo di Giacomo Sferlazzo ed Enzo Mancuso che il Parco Archeologico e Paesaggistico Valle dei Templi propone agli studenti in due appuntamenti dedicati al teatro, alla memoria e alla riflessione sulle migrazioni contemporanee. Lo spettacolo andrà in scena giovedì 21 maggio al Teatro Re Grillo di Licata e venerdì 22 maggio al Palacongressi di Agrigento, in matinée rivolte alle scuole.
Nato dalla collaborazione tra l’artista Giacomo Sferlazzo e il maestro puparo Enzo Mancuso, “Amhed di Redeyef” propone uno sguardo critico sulle migrazioni contemporanee attraverso un linguaggio semplice, poetico e universale, capace di parlare in modo diretto anche alle nuove generazioni. L’opera mette a nudo le radici politiche degli spostamenti umani, il tema dell’assenza di canali d’ingresso regolari e le conseguenze sociali, economiche e umane dei percorsi migratori.
Al centro del racconto c’è Amhed, bambino tunisino cresciuto nel bacino minerario di Gafsa, in una terra segnata da una lunga storia di sfruttamento e resistenza. La sua vicenda attraversa le dure condizioni del lavoro minerario, il passato del dominio coloniale francese, la repressione dei movimenti popolari del 2008 da parte del governo tunisino, fino all’arresto del padre e del fratello. Da qui nasce il viaggio verso l’Europa: la traversata del mare, il naufragio, l’approdo, la realtà dei centri di detenzione e dello sfruttamento agricolo in Sicilia. Il percorso di Amhed si conclude con una scelta forte: tornare nella propria terra per continuare la lotta.
Una delle caratteristiche più significative dello spettacolo è la sua scelta estetica e politica: i pupi sono realizzati con materiali reali recuperati nella discarica di Lampedusa, tra resti di imbarcazioni e oggetti personali appartenuti ai migranti, raccolti dal collettivo Askavusa. Ciò che è stato scartato viene così trasformato in memoria viva, testimonianza e strumento teatrale.
Il progetto fonde diverse forme della tradizione popolare siciliana: l’Opera dei Pupi, con figure antropomorfe nate dai resti dei naufragi; il cartellone, guida visiva tipica dei cantastorie che scandisce le tappe del racconto; e il cuntu, antica arte della narrazione orale siciliana, ritmica, essenziale e profonda. In scena si intrecciano esperienza, tradizione e nuove generazioni, con Enzo Mancuso, Giacomo Sferlazzo e Lorenzo Sferlazzo.
“Portare Amhed di Redeyef davanti agli studenti significa offrire loro non soltanto uno spettacolo, ma un’occasione di conoscenza e di confronto”, dichiara il direttore del Parco Archeologico e Paesaggistico della Valle dei Templi, Roberto Sciarratta. “Il patrimonio culturale non è mai un’eredità immobile: è una responsabilità educativa, un linguaggio attraverso cui leggere il presente. Attraverso il teatro, i ragazzi possono avvicinarsi a temi complessi come le migrazioni, il dialogo tra i popoli e la costruzione di una coscienza mediterranea condivisa”.
“Il Parco – prosegue il direttore – intende rafforzare il rapporto con le scuole e con il territorio, promuovendo esperienze capaci di unire arte, memoria e cittadinanza. In questo senso, il Palacongressi di Agrigento, il Teatro Re Grillo di Licata e gli altri luoghi culturali del territorio diventano spazi di partecipazione, nei quali il patrimonio archeologico e paesaggistico dialoga con i linguaggi contemporanei e con le urgenze del nostro tempo”.
“Amhed di Redeyef” non è soltanto uno spettacolo, ma un atto di memoria attiva: un lavoro che trasforma i materiali delle migrazioni in strumenti di testimonianza, riflessione e dignità. La proposta si inserisce nel percorso di valorizzazione culturale e didattica promosso dal Parco, con l’obiettivo di rendere i luoghi della cultura sempre più vicini alle comunità scolastiche e di favorire, attraverso il teatro, una riflessione condivisa sui valori dell’accoglienza, della memoria e della convivenza.

