Si è svolto questa sera, nella zona pubblica Lungomare Gargarin di Seccagrande, un interessante incontro culturale organizzato dal Comune di Ribera con il patrocinio dell’assessorato regionale ai Beni culturali. Il Caffè Letterario “Tra Cronaca e Storia” ha visto protagonista il fotoreporter Tony Gentile in dialogo con il giornalista Massimo D’Antoni, presidente di RMK Sciacca. A fare gli onori di casa le assessore comunali Domizia Ferraro e Lucia Casimiro. L’evento ha offerto al pubblico l’opportunità di esplorare il rapporto tra cronaca e storia attraverso l’obiettivo di uno dei fotografi più noti del panorama italiano.
Al centro della serata, la storia di uno scatto divenuto iconico: quella fotografia di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino che sorridono complici, oggi simbolo universale della lotta alla mafia. Era il 27 marzo 1992, a Palazzo Trinacria a Palermo, durante un convegno. In quell’istante, Falcone si avvicinò a Borsellino per sussurrargli una battuta, provocando una risata spontanea. Gentile riuscì a catturare proprio quel momento di leggerezza e profonda amicizia tra i due magistrati.
Durante l’incontro, il fotografo ha raccontato il contesto di quella sera: “Falcone e Borsellino erano due personaggi molto richiesti dai giornali. Le loro immagini, le loro fotografie erano molto richieste perché erano richiesti i loro punti di vista, le loro considerazioni sulla mafia. Quella sera, quando io scatto quella foto, si discuteva di relazioni tra mafia e politica”.
Gentile ha poi ricordato: “Due settimane prima avevano ucciso Salvo Lima. L’omicidio di Salvo Lima è stata la scintilla che ha innescato la stagione delle stragi. Nel ’92 il primo fatto gravissimo è stata l’uccisione di Salvo Lima, immediatamente dopo la strage di Capaci e subito dopo la strage di Via D’Amelio. Parte tutto da lì”.
“Falcone e Borsellino sapevano perfettamente cosa avrebbe significato quell’omicidio di Lima”, ha continuato il fotografo. “Tutti i giornalisti presenti quella sera volevano sapere da Falcone e Borsellino cosa stava per succedere a Palermo. E loro due lo sapevano, erano fortemente consapevoli che si era alzata l’asticella, che il livello di rischio si era alzato tantissimo”.
