”A Black Jesus”, nel nuovo docufilm di Lucchesi la storia di un rifugiato devoto al Cristo nero di Siculiana

“Per molti secoli, in una piccola città al confine meridionale dell’Europa, la gente ha adorato una statua di un Gesù nero. Il diciannovenne Edward del Ghana, ospite del centro rifugiati che è oggetto di un grande dibattito nel villaggio, chiede di portare la statua nella processione annuale e di stare accanto alla gente del posto che porta il suo carro. La comunità è divisa. In un viaggio che esplora la fonte della paura e del pregiudizio contro ‘gli altri’, gli abitanti di questo piccolo villaggio europeo sono chiamati a mettere in discussione la propria identità, a partire dall’icona stessa del proprio credo: un Gesù nero”. Questa la trama del docufilm “A Black Jesus” del regista Luca Lucchesi prodotto da Wim Wenders.

Le musiche sono di Roy Paci: “È partito un nuovo lavoro, quello che mi rivede dietro il mio pianoforte verticale sgangherato e in mezzo a una miriade di libri e strumentini obsoleti a scrivere brandelli sonori che man mano vanno a formare il puzzle della mia nuova avventura cinematografica: una soundtrack speciale per un amico speciale, il regista Luca Lucchesi. ‘A black Jesus’ è un roadmovie girato interamente a Siculiana ma fermentato a Berlino”.

Le riprese, che hanno in questi mesi coinvolto tante persone del posto, sono iniziate il 19 marzo scorso, nel giorno di San Giuseppe. “Vorrei, con tutta umiltà – ha spiegato il regista siculianese da dieci anni a Berlino, dove si occupa di scrittura e regia per il cinema e la televisione – riuscire a raccontare un anno nella vita di Siculiana in un film documentario che abbia l’ambizione di essere fortemente attrattivo per il pubblico europeo. Non sarà un film a senso unico ma un progetto corale che darà la possibilità allo spettatore di immergersi realmente nella vita quotidiana dei siculianesi, con i loro tesori e le loro difficoltà, le loro tradizioni e la loro rabbia, il loro amore per la terra e la loro storia di migrazione, in arrivo e in partenza”.

Un film che racconta la realtà, anche la storia dei migranti africani sbarcati sulle coste agrigentine che per la prima volta, il 3 maggio scorso, hanno portato in spalla la vara del Cristo nero. Alcuni ospiti del centro d’accoglienza di Villa Sikania hanno ricevuto dall’arciprete don Giuseppe Carbone il fazzoletto rosso in qualità di portatori del simulacro del Santissimo Crocifisso. Un fatto storico che ha arricchito di nuovi significati una delle feste religiose e popolari più partecipate in Sicilia. Tradizionalmente i posti della vara venivano assegnati su base ereditaria: da secoli generazioni di siculianesi hanno portato in spalla il Cristo nero con fervida devozione. Quest’anno l’ambito fazzoletto rosso, simboleggiante lo status di portatore della vara, è andato pure ai migranti.

“Un film del genere è fattibile – ha spiegato il regista – solo se l’intera comunità è resa partecipe e ne è attivamente coinvolta. Non un film su Siculiana quindi, ma un film con Siculiana. Un film per di più, lo dico qui con chiarezza e in piena trasparenza, che non ha ricevuto e non intende ricevere alcun contributo finanziario dal comune e che è invece finanziato dalla televisione pubblica tedesca e dalla mia casa di produzione. Intendiamo così preservare non solo le casse comunali ma anche la nostra indipendenza di autori cinematografici che verrebbe meno qualora ci fosse un intervento finanziario di un ente pubblico”.